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La paura è un movente importante nella storia collettiva del XX secolo e il totalitarismo è un sintomo del suo dispiegarsi.

Laboratorio duemilaventisei

Vedere il futuro con uno sguardo dal passato

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È possibile immaginare il futuro riflettendo sulle emozioni legate alle proprie esperienze…

Argomenti / Centro culturale

Tra passato e futuro

Realismo e utopia nella cultura del Rinascimento
Il centro della cultura del Rinascimento sta in una dialettica continua – e aperta a esiti molto diversi – fra una visione tragica della realtà a tutti i livelli e una straordinaria capacità di costruire modelli utopici; sta, appunto, nel rapporto tra “disincanto” e “utopia”. Questa polarità, presente nei maggiori…
Il centro della cultura del Rinascimento sta in una dialettica continua – e aperta a esiti molto diversi – fra una visione tragica della realtà a tutti i livelli e una straordinaria capacità di costruire modelli utopici; sta, appunto, nel rapporto tra “disincanto” e “utopia”. Questa polarità, presente nei maggiori pensatori dell’epoca rinascimentale – da Machiavelli a Bruno – non è accidentale. Tutt’altro. Quella del Rinascimento è una cultura imperniata nel contrasto fra poli che non si sciolgono mai l’uno nell’altro, essendo elementi costanti di una tensione la quale, specie nei suoi rappresentanti più alti, non si risolve mai in maniera definitiva, una volta per tutte. Sta qui, al fondo, l’originalità e la specificità di…
Il centro della cultura del Rinascimento sta in una dialettica continua – e aperta a esiti molto diversi – fra una visione tragica della realtà a tutti i livelli e una straordinaria capacità di costruire modelli utopici; sta, appunto, nel rapporto tra “disincanto” e “utopia”. Questa polarità, presente nei maggiori pensatori dell’epoca rinascimentale – da Machiavelli a Bruno – non è accidentale. Tutt’altro. Quella del Rinascimento è una cultura imperniata nel contrasto fra poli che non si sciolgono mai l’uno nell’altro, essendo elementi costanti di una tensione la quale, specie nei suoi rappresentanti più alti, non si risolve mai in maniera definitiva, una volta per tutte. Sta qui, al fondo, l’originalità e la specificità di quell’epoca straordinaria; e qui sta anche la distanza fra l’esperienza rinascimentale e quello che si è soliti definire “mondo moderno”, il quale si è confrontato con molte di quelle tensioni, ma dando a esse un esito originale, in un quadro assai definito. A differenza di quanto abbia pensato una gloriosa tradizione storiografica, tra Rinascimento e “mondo moderno” ci sono differenze incolmabili, pur se lungamente occultate dal mito del Rinascimento come “genesi” dell’età moderna. Insistere ancora su modelli di ascendenza genericamente burckhardtiana, incentrati sulla rivendicazione del carattere “solare”, armonico del Rinascimento (modelli da cui in verità è lo stesso Burckhardt ad essere del tutto lontano), è, dunque, sbagliato. Ma è altrettanto sbagliato battere in modo unilaterale sulla dimensione notturna, umbratile del Rinascimento, che pure c’è stata, e in modo cospicuo, ma che non può diventare una sorta di moda, come spesso è accaduto negli ultimi decenni, per motivi di ordine storico che non sarebbe difficile decifrare. Sono, l’uno e l’altro, modelli critici da cui occorre prendere le distanze. Come si è cominciato a dire, il nucleo centrale di questa esperienza sta, infatti, nella dialettica costante – e mai risolta – tra disincanto e utopia, tra sogno e disperazione, tra acuto, e tragico, realismo e una straordinaria…
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I segni del bisogno e della virtù

L'invenzione del Monte di Pietà nella cultura cristiana
Argomenti / Centro studi religiosi

L’Europa degli altri

La sfida del pluralismo religioso

La presenza di un numero sempre maggiore di immigrati in Europa non è solo un fatto quantitativo, con svariate conseguenze sociali, economiche e culturali. Differenti livelli quantitativi nei vari indicatori non producono solo un cambiamento quantitativo. Insieme producono e creano nuove problematiche, nuovi processi di interrelazione: in una parola, un…

La presenza di un numero sempre maggiore di immigrati in Europa non è solo un fatto quantitativo, con svariate conseguenze sociali, economiche e culturali. Differenti livelli quantitativi nei vari indicatori non producono solo un cambiamento quantitativo. Insieme producono e creano nuove problematiche, nuovi processi di interrelazione: in una parola, un cambiamento qualitativo – niente di meno, come si è detto, di un nuovo tipo di società. Alquanto diverso dal modello di Stato-nazione come noi lo conosciamo, e dai suoi principi fondatori, che non a caso sono oggi in crisi. Si pensi agli elementi stessi dello Stato: un popolo, un territorio, un ordinamento – tutti e tre, per motivi diversi, attualmente in crisi, sotto pressione, in…

La presenza di un numero sempre maggiore di immigrati in Europa non è solo un fatto quantitativo, con svariate conseguenze sociali, economiche e culturali. Differenti livelli quantitativi nei vari indicatori non producono solo un cambiamento quantitativo. Insieme producono e creano nuove problematiche, nuovi processi di interrelazione: in una parola, un cambiamento qualitativo – niente di meno, come si è detto, di un nuovo tipo di società. Alquanto diverso dal modello di Stato-nazione come noi lo conosciamo, e dai suoi principi fondatori, che non a caso sono oggi in crisi. Si pensi agli elementi stessi dello Stato: un popolo, un territorio, un ordinamento – tutti e tre, per motivi diversi, attualmente in crisi, sotto pressione, in perdita di capacità definitoria e dunque di efficacia. Per non parlare di quell’altro elemento, implicito ma ben reale nella nostra comprensione della società (lo sanno bene coloro che appartengono a una minoranza religiosa), che si aggiunge ai tre precedenti: una religione. La pluralizzazione avviene e aumenta già per dinamiche interne alle nostre società. Ma, in più, la presenza di immigrati non è culturalmente né religiosamente neutra. Gli immigrati non arrivano “nudi”: portano con sé, nel loro bagaglio, anche visioni del mondo, tradizioni, credenze, pratiche, tavole di valori, sistemi morali, immagini e simboli. E prima o poi sentono il bisogno, se mai l’hanno perduto, di richiamarsi a esse come a indispensabili nuclei di identità: spesso per identificazione, talvolta anche solo per opposizione. Essi spesso giustificano e confermano una specificità e anche una sensibilità religiosa che una modernità superficiale nelle apparenze, e nello stesso tempo profonda e radicale nella sua capacità di scalfire gli stili di vita tradizionali e i convincimenti su cui si basano, apparentemente fa di tutto per cancellare. In una parola, la religione, e ancora di più la religione vissuta collettivamente e comunitariamente, ha un suo spazio e un suo ruolo nella costruzione dell’identità individuale e collettiva di nuclei significativi di immigrati. Questo processo provoca un cambiamento radicale – di paradigma, in senso forte – nel nostro criterio interpretativo e, ancora prima, nella nostra percezione, nel nostro vissuto relativo al rapporto tra religione-popolo-territorio. Per…

Filippo Guicciardi

Convittore
1704-1786

Giuseppe Campori

Principe di Scienze e Arti
1821-1887

Giovan Battista Ayroli

Convittore
1731-1808

Paolo Boschetti

Fondatore del Collegio dei Nobili
1585-1627
Citazione del giorno

Ciò che turba gli uomini non sono le cose, ma i giudizi che essi formulano sulle cose. Per esempio, la morte non ha nulla di temibile, altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate.

Ritratto del giorno

Filippo Filonardi

Principe di Belle Lettere
1753-1834
Dal passato

Figurini per abiti dei convittori

1849-1859
Le Pubblicazioni

Vita quotidiana di un maestro neoplatonico

Le radici tardoantiche dell'educazione
Edizioni Dehoniane - Bologna, 2017
Il Patrimonio

Le nozze di Maria

Chiesa di San Carlo
1766-1779

Filosofia e teatro

Il Sofista da Platone, mise en espace, ERT − Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione San Carlo, 30 novembre –…

Un dialogo immaginario tra filosofi

Il complesso tema affrontato dai 470 studenti delle 19 classi degli Istituti Secondari Superiori di Modena e provincia nella quarta…

Dai social
Dal Passato
Dal Passato

Il Frangino, Boschetti e la nascita della Congregazione di San Carlo

Nella giornata di ieri è stato finalmente possibile incontrare e intervistare l’uomo additato dal popolo come ideatore della Congregazione della…

Nella giornata di ieri è stato finalmente possibile incontrare e intervistare l’uomo additato dal popolo come ideatore della Congregazione della Beata Vergine. L’uomo, di nome Giovanni Lintruti, è noto in Modena come il Frangino per via di una certa frangia di seta che gli pende sempre dal berretto. Di lui si sa che è falegname e ha una bottega con magazzino di gesso, calcina e pietre presso casa sua, in rua della Pioppa.

Nel corso della lunga intervista il Lintruti ha raccontato di una iniziativa nata quasi per caso, mentre rifletteva su una realtà come l’Ospedale per i pellegrini poveri. Gli è capitato così di parlarne con un suo amico, Modesto Cagnoli, e insieme hanno pensato di iniziare aprendo un…

Nella giornata di ieri è stato finalmente possibile incontrare e intervistare l’uomo additato dal popolo come ideatore della Congregazione della Beata Vergine. L’uomo, di nome Giovanni Lintruti, è noto in Modena come il Frangino per via di una certa frangia di seta che gli pende sempre dal berretto. Di lui si sa che è falegname e ha una bottega con magazzino di gesso, calcina e pietre presso casa sua, in rua della Pioppa.

Nel corso della lunga intervista il Lintruti ha raccontato di una iniziativa nata quasi per caso, mentre rifletteva su una realtà come l’Ospedale per i pellegrini poveri. Gli è capitato così di parlarne con un suo amico, Modesto Cagnoli, e insieme hanno pensato di iniziare aprendo un ricovero per le povere vedove scalze della città che, per ora, occupano alcune case della Comunità delle Caselle.

Fatti due conti e visto che con le proprie forze sarebbero andati poco lontano, Lintruti e Cagnoli hanno pensato di affidarsi alla Provvidenza e alle elemosine dei cittadini. Sono loro le due curiose figure che, come ricorderete senz’altro, nell’agosto dell’anno scorso hanno iniziato a girare per la città vestiti con la cappa di tela rossa che copre anche il viso. Erano senza calze, ci tiene a dire, ma con i piedi dentro i sandali – il che non doveva essere un grande sacrificio essendo agosto – e, bussola alla mano, giravano chiedendo…

Disegniamo la felicità

Bianca ha cinque anni, i capelli arruffati e mossi e uno sguardo indagatore. Si è seduta silenziosamente sui cuscini colorati, scalza, e legge un libro preso dallo scaffale della biblioteca,…