““fino alle camerata…
Il mio passaggio segreto – 2
““fino alle camerata…
““fino alle camerata partendo dai corridoi, è illuminato da candele è pieno…
L’orrore
Non è senza problemi che l’orrore può essere inscritto nella costellazione terminologica della paura. Qualcosa di spaventoso c’è ma, più che la paura, riguarda la ripugnanza. Lo testimonia la figura che costituisce l’incarnazione dell’orrore nella mitologia greca, ossia Medusa, l’unica sorella mortale fra le Gorgoni. Strategicamente dislocata dal mito al…
Non è senza problemi che l’orrore può essere inscritto nella costellazione terminologica della paura. Qualcosa di spaventoso c’è ma, più che la paura, riguarda la ripugnanza. Lo testimonia la figura che costituisce l’incarnazione dell’orrore nella mitologia greca, ossia Medusa, l’unica sorella mortale fra le Gorgoni. Strategicamente dislocata dal mito al di là dell’Oceano, nello spazio dell’estraneo e dell’altrove, ben più ripugnante di ogni altro mostro, con i suoi capelli irti e serpentini, essa agghiaccia e paralizza. Secondo la leggenda di Perseo – egli, sì, eroe di una grecità autoctona – sua arma micidiale è lo sguardo: indice di un’affinità fra orrore e visione o, se si vuole, fra una scena inguardabile e la ripugnanza che…
Non è senza problemi che l’orrore può essere inscritto nella costellazione terminologica della paura. Qualcosa di spaventoso c’è ma, più che la paura, riguarda la ripugnanza. Lo testimonia la figura che costituisce l’incarnazione dell’orrore nella mitologia greca, ossia Medusa, l’unica sorella mortale fra le Gorgoni. Strategicamente dislocata dal mito al di là dell’Oceano, nello spazio dell’estraneo e dell’altrove, ben più ripugnante di ogni altro mostro, con i suoi capelli irti e serpentini, essa agghiaccia e paralizza. Secondo la leggenda di Perseo – egli, sì, eroe di una grecità autoctona – sua arma micidiale è lo sguardo: indice di un’affinità fra orrore e visione o, se si vuole, fra una scena inguardabile e la ripugnanza che essa suscita. La morte violenta fa parte del quadro ma non ne sta al centro. Non è questione di scampare alla morte. Al contrario di quanto avviene per il terrore, nel caso dell’orrore non ci sono movimenti istintivi di fuga per sopravvivere né, tanto meno, il travolgimento contagioso del panico. Anzi, il movimento qui si blocca nella totale paralisi e riguarda ciascuno ad uno ad uno. Preso da ribrezzo di fronte a una forma di violenza che appare più irricevibile della morte, il corpo reagisce inchiodandosi e rizzando i peli. Medusa è una testa mozzata. Ripugna, innanzitutto, al corpo il suo smembramento, la violenza che lo disfa e lo sfigura. L’essere umano, in quanto essere incarnato, è qui offeso nella dignità ontologica del suo esser corpo e, più precisamente, corpo singolare. Benché lo trasformi in cadavere, la morte non ne offende la dignità o, per lo meno, non lo fa finché al corpo morto è conservata la sua unità figurale, quella sembianza umana già spenta e tuttavia ancora visibile, guardabile per qualche tempo prima del rogo o della sepoltura. Incoraggiati dai giochi speculari che appartengono alla leggenda di Perseo, spesso si ipotizza che Medusa rappresenti l’inguardabilità della propria morte. Oltre a essere vera sul piano…
Avesta
I Veda
Da tempi immemorabili la relazione maestro-discepolo costituisce l’asse portante dell’universo religioso indiano, il suo cuore pulsante. Se ne constata la persistenza, pur nelle inevitabili riconfigurazioni d’identità e funzioni, con il mutare delle situazioni storiche e dei contesti ideologici. È davvero impossibile esagerare l’importanza del maestro nelle religioni dell’India. In assenza…
Da tempi immemorabili la relazione maestro-discepolo costituisce l’asse portante dell’universo religioso indiano, il suo cuore pulsante. Se ne constata la persistenza, pur nelle inevitabili riconfigurazioni d’identità e funzioni, con il mutare delle situazioni storiche e dei contesti ideologici. È davvero impossibile esagerare l’importanza del maestro nelle religioni dell’India. In assenza di una autorità ecclesiale centrale, di istituzioni quali la Chiesa in Occidente su cui incardinare il magistero, il maestro è da sempre la guida autorevole, l’imprescindibile punto di riferimento. A un tempo, egli autentica e rinnova quel tesoro sapienziale di cui è viva incarnazione, la più alta testimonianza. All’interno di ognuna delle innumerevoli tradizioni, la necessità del maestro è indiscussa, essendo egli il ricevitore (dal…
Da tempi immemorabili la relazione maestro-discepolo costituisce l’asse portante dell’universo religioso indiano, il suo cuore pulsante. Se ne constata la persistenza, pur nelle inevitabili riconfigurazioni d’identità e funzioni, con il mutare delle situazioni storiche e dei contesti ideologici. È davvero impossibile esagerare l’importanza del maestro nelle religioni dell’India. In assenza di una autorità ecclesiale centrale, di istituzioni quali la Chiesa in Occidente su cui incardinare il magistero, il maestro è da sempre la guida autorevole, l’imprescindibile punto di riferimento. A un tempo, egli autentica e rinnova quel tesoro sapienziale di cui è viva incarnazione, la più alta testimonianza. All’interno di ognuna delle innumerevoli tradizioni, la necessità del maestro è indiscussa, essendo egli il ricevitore (dal proprio maestro) e il trasmettitore (per i discepoli e il successore ch’egli eleggerà) del sapere sacro in una linea di successione idealmente ininterrotta. La relazione maestro-discepolo fonda la comunicazione del sapere fin dall’ingresso nel Nord del subcontinente di popolazioni nomadi indo-arie – a partire dal 1400-1300 a.C. – provenienti dagli attuali Iran orientale, Afghanistan e Pakistan. Gli arya, come vennero ad autodefinirsi (lett. “nobile”: il termine designa in primis l’aristocrazia guerriera), giunsero nell’alta valle dell’Indo attraverso i valichi himalayani. Essi erano suddivisi in clan e la loro economia si basava prevalentemente sull’allevamento e la pastorizia. Ideologicamente, la nobiltà arya ruotava intorno alla pratica del sacrificio rituale (yajna): gli autoctoni a loro contrapposti (i dasa/dasyu, termine che in seguito designerà gli schiavi) sono etichettati spregiativamente quali a-yajvan (“non sacrificanti”), a-karman (“privi d’azione rituale”), a-deva (“senza Dio”, “empi”), a-brahman (“ignari della Parola sacra”). (…)
La composita congerie di materiali denominati Veda (“sapienza”) costituisce il cardine della civiltà e della “religione” degli arya, e anche il più antico documento sopravvissuto di una letteratura orale indoeuropea. Gli arya dovettero presto cancellare ogni memoria di essere penetrati in India provenienti da nord-ovest, in migrazioni successive. Di fatto, nei Veda non se ne fa cenno. La “rivelazione”/”audizione” degli inni vedici – non frutto d’uomo, ma autoestrinsecazione dell’Assoluto (Brahman) – sarebbe stata udita/vista in illo tempore da antichi “vati/veggenti”, i rsi, in virtù di una perfetta “sintonizzazione” contemplativa: questo è il dogma.…
Carlo Forciroli
Alfonso Varano
Caterino Cornaro della Regina
Giuseppe Campori
L’opinione pubblica diventa nel Novecento l’indiscussa pietra miliare per la legittimità del potere politico e anche la posta in palio per tentativi di manipolazione e orientamento.
Giovanni Biondi
dal passato – Villaggio Regina Elena Messina (lastra FSC)
Filosofia dei misteri cristiani
Le nozze di Maria
Filosofia e teatro
Le Operette morali da Giacomo Leopardi, mise en espace, ERT − Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione San Carlo, 7…
Quando filosofia ed ecologia si incontrano
L’ambiente e la sua attualità: questo il tema portante del workshop 2019 organizzato dalla Fondazione San Carlo rivolto alle scuole…
Una lezione sulla Luna
Dal Collegio San Carlo - Come d'abitudine pubblichiamo un breve resoconto relativo alle lezioni dell'Università Popolare a firma del segretario…
Dal Collegio San Carlo - Come d'abitudine pubblichiamo un breve resoconto relativo alle lezioni dell'Università Popolare a firma del segretario del Collegio stesso, il ragionier Pietro Costa Giani.
Ieri sera il professor Raffaello Stiattesi tenne la 6° lezione del primo ciclo dell’Università Popolare, intrattenendo il foltissimo pubblico con una dotta conferenza sulla Luna.
Il professore, veramente dotto nelle scienze cosmografiche, ricordò tutte le ipotesi e le cognizioni certe intorno al satellite del nostro pianeta. Ma nello stesso tempo, sconfinando dai limiti che si era proposto, trattò dei tanti problemi che hanno con l’esistenza della luna punti di contatto: dimentico quasi del suo stato di religioso, spaziando nei campi del vero e della scienza, tenne durante tutto il corso della…
Dal Collegio San Carlo - Come d'abitudine pubblichiamo un breve resoconto relativo alle lezioni dell'Università Popolare a firma del segretario del Collegio stesso, il ragionier Pietro Costa Giani.
Ieri sera il professor Raffaello Stiattesi tenne la 6° lezione del primo ciclo dell’Università Popolare, intrattenendo il foltissimo pubblico con una dotta conferenza sulla Luna.
Il professore, veramente dotto nelle scienze cosmografiche, ricordò tutte le ipotesi e le cognizioni certe intorno al satellite del nostro pianeta. Ma nello stesso tempo, sconfinando dai limiti che si era proposto, trattò dei tanti problemi che hanno con l’esistenza della luna punti di contatto: dimentico quasi del suo stato di religioso, spaziando nei campi del vero e della scienza, tenne durante tutto il corso della conferenza incatenata l’attenzione dell’uditorio riunitosi, come sempre, nella Sala Grande del Collegio San Carlo.
Piacquero molto le bellissime proiezioni fatte ad illustrazione della conferenza.
Nella foto: particolare di una stampa con la superficie della Luna, dal patrimonio del Collegio.
La seconda edizione degli Stati Generali della filosofia con i bambini
Nelle giornate di ieri e di oggi la Fondazione San Carlo di Modena, in collaborazione con Ludosofici – un’associazione di filosofi che progetta attività didattiche a partire dagli strumenti della…

