Nell’induismo, la vacca è associata al rituale brahmanico e alla sacra figura del brahmano officiante; inoltre, prodotti quale latte e burro chiarificato sono indispensabili nel culto.

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Argomenti / Centro culturale

La nascita della città moderna

I nuovi spazi urbani tra Ottocento e Novecento

La domanda “che cos’è la città?” sorge in età moderna, quando la fisionomia dello spazio urbano muta a tal punto da risultare irriconoscibile con i metodi e le categorie tradizionali. La nascita della metropoli industriale, trasfigurata dall’inurbazione di enormi masse contadine, dalla genesi di inediti rapporti sociali, dalla crisi dei…

La domanda “che cos’è la città?” sorge in età moderna, quando la fisionomia dello spazio urbano muta a tal punto da risultare irriconoscibile con i metodi e le categorie tradizionali. La nascita della metropoli industriale, trasfigurata dall’inurbazione di enormi masse contadine, dalla genesi di inediti rapporti sociali, dalla crisi dei rapporti tra città e campagna, rappresenta una provocazione teorica di tale portata da richiedere non solo l’invenzione di nuove chiavi interpretative, ma il ricorso a un paradigma storico in grado di fornire, per analogia, una misura di paragone. La genesi della città medievale, assunta da Weber (ma anche da Sombart, Bücher, von Below) a modello ideal-tipico dell’urbanesimo occidentale, offriva in tal senso un contributo comparativo…

La domanda “che cos’è la città?” sorge in età moderna, quando la fisionomia dello spazio urbano muta a tal punto da risultare irriconoscibile con i metodi e le categorie tradizionali. La nascita della metropoli industriale, trasfigurata dall’inurbazione di enormi masse contadine, dalla genesi di inediti rapporti sociali, dalla crisi dei rapporti tra città e campagna, rappresenta una provocazione teorica di tale portata da richiedere non solo l’invenzione di nuove chiavi interpretative, ma il ricorso a un paradigma storico in grado di fornire, per analogia, una misura di paragone. La genesi della città medievale, assunta da Weber (ma anche da Sombart, Bücher, von Below) a modello ideal-tipico dell’urbanesimo occidentale, offriva in tal senso un contributo comparativo insostituibile. La ricostruzione weberiana, un classico degli studi in questo settore, si conclude però nel riconoscimento di una soglia, insieme storica ed epistemologica, estremamente problematica: ammesso che il significato politico della città occidentale coincida con l’esperienza medievale dell’autonomia comunale, e si concluda con l’avvento dello Stato moderno, a rigore la città smette di essere un concetto autenticamente politico già nel 1648, quando la pace di Westfalia sancisce il nuovo ordinamento degli Stati.

Ma allora come pensare il significato della metropoli moderna? Come aggirare la storia di una lunga rimozione, insieme storica e teorica, che giunge, con rare eccezioni, sino a Hegel, a Marx e a Schmitt? Se gli strumenti della filosofia politica e della filosofia del diritto risultano troppo astratti allo scopo, per Foucault si tratta innanzitutto di avvertire il cambio di paradigma nell’esercizio del potere avvenuto tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo: mentre il potere premoderno si manifesta essenzialmente per garantire la sicurezza del sovrano e del suo territorio, quello moderno ha il compito di programmare lo sviluppo sociale della popolazione nel suo insieme utilizzando lo spazio come un diagramma in cui inscrivere, registrare e selezionare, secondo diversi rispetti, la vita degli individui. Lo spazio urbano risulta allora intellegibile…

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Varanasi

Il pellegrinaggio alle sacre acque nelle tradizioni dell'India
Le radici vediche della pratica del pellegrinaggio induista vanno rintracciate anzitutto nel Rigveda, in cui compare più volte il termine tirtha, sia nel significato di “via”, “passaggio”, sia nel senso più tecnico di “guado”, specificamente “guado sacro”, luogo in cui è possibile passare guadando un corso d’acqua, e in cui…
Le radici vediche della pratica del pellegrinaggio induista vanno rintracciate anzitutto nel Rigveda, in cui compare più volte il termine tirtha, sia nel significato di “via”, “passaggio”, sia nel senso più tecnico di “guado”, specificamente “guado sacro”, luogo in cui è possibile passare guadando un corso d’acqua, e in cui è uso radunarsi in occasione di determinate festività. Questa è probabilmente l’origine della pratica del pellegrinaggio, l’usanza di radunarsi nei punti guadabili di fiumi e torrenti per celebrare una qualche festa periodica. In un paese monsonico in cui la guadabilità dei fiumi è inevitabilmente stagionale, l’occasione di raduni festosi attirava folle consistenti presso i corsi d’acqua, fonte della sussistenza agricola e pertanto della vita stessa.…
Le radici vediche della pratica del pellegrinaggio induista vanno rintracciate anzitutto nel Rigveda, in cui compare più volte il termine tirtha, sia nel significato di “via”, “passaggio”, sia nel senso più tecnico di “guado”, specificamente “guado sacro”, luogo in cui è possibile passare guadando un corso d’acqua, e in cui è uso radunarsi in occasione di determinate festività. Questa è probabilmente l’origine della pratica del pellegrinaggio, l’usanza di radunarsi nei punti guadabili di fiumi e torrenti per celebrare una qualche festa periodica. In un paese monsonico in cui la guadabilità dei fiumi è inevitabilmente stagionale, l’occasione di raduni festosi attirava folle consistenti presso i corsi d’acqua, fonte della sussistenza agricola e pertanto della vita stessa. Ed è proprio un testo sacerdotale legato al Rigveda, l’Aitareyabrahmana, che riporta un mito eziologico che spiega le origini della pratica del pellegrinaggio, il “viaggio ai guadi sacri”, tirthayatra. Dice il testo (Aitareyabrahmana, 7, 33, 3): «Molteplice è la prosperità di chi va peregrinando, così abbiamo udito: malvagio è chi dimora tra gli uomini, Indra è compagno di chi va peregrinando… Son come fiori i piedi di chi vaga, cresce il suo corpo e dà frutti, svanisce ogni sua colpa, percossa dallo strumento del suo andare peregrinando… Sta seduta la sorte di chi sta seduto, si erge in piedi quella di chi si erge in piedi, declina quella di chi si sdraia, si muove in vero quella di chi si muove». (…) L’antica area urbana di Kashi (“la splendente”), la cui cittadella è nota dall’epoca tardomedievale come Varanasi (perché sorge tra i due affluenti della Ganga, Varana e Asi), chiamata dagli inglesi Benares, è certo il più celebre luogo santo dell’India. Dimora di Shiva, che vi è venerato come Vishvanatha (“signore dell’universo”), sorge sulla sponda orografica sinistra del fiume sacro (l’altra riva è considerata di cattivo auspicio) e ospita lungo le sue gradinate prospicienti l’acqua il crematorio del Manikarnikaghat, ove il defunto ottiene immediata liberazione dal ciclo delle rinascite perché Shiva stesso gli mormora all’orecchio la formula di salvezza (tarakamantra, “che fa traversare “). È una delle sette città sante (saptapuri), sede di uno dei…

Lazzaro Mocenigo

Convittore
1624-1657

Giovanni Pindemonte

Principe di Belle Lettere
1751-1812

Carlo Forciroli

Accademico dissonante
1761-1794

Giovan Battista Ayroli

Convittore
1731-1808
Citazione del giorno

Dalla fine del Novecento i media assumono una forza straordinaria nell’orientare, anzi per molti versi, nel plasmare, nel senso proprio del termine, idee e giudizi del pubblico.

Ritratto del giorno

Giovanni Biondi

Rettore del Collegio San Carlo
?- 1847
Dal passato

Il teatro del Collegio

1911-1914
Le Pubblicazioni

I due volti del tempo

Festa e lavoro tra sacro e profano
Edizioni Dehoniane - Bologna, 2013
Il Patrimonio

Sala dei Cardinali

1715-1716

Filosofia e teatro

Il Sofista da Platone, mise en espace, ERT − Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione San Carlo, 30 novembre –…

Osservare l’antico per conoscere il moderno

Il tema del workshop dell’anno 2019 organizzato dalla Fondazione San Carlo con gli studenti delle scuole superiori è l’ambiente. I…

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Dal Passato
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Il Gatto letterario

Ieri sera, per l’ottava lezione dell’Università Popolare, il prof. Dario Carraroli ha tenuto la sua seconda lezione sugli animali domestici…

Ieri sera, per l’ottava lezione dell’Università Popolare, il prof. Dario Carraroli ha tenuto la sua seconda lezione sugli animali domestici nella letteratura soffermandosi, questa volta, sul gatto.

L’oratore ha diviso la conferenza in tre parti. Nella prima ha considerato il gatto come un animale pauroso, malefico, compagno di streghe, e questa credenza era generale nel Medio Evo. Nella seconda l’ha considerato sotto l’aspetto burlesco, raccontando dei poeti che volevano ad ogni costo trovare materia di riso e spesso narravano i tormenti e i patimenti inflitti ai gatti, scrivendo poesie dalle quali traspare una certa crudeltà, frutto certamente dei costumi grossolani e barbari di quel tempo.

Nella terza parte considerava il gatto sotto un benigno aspetto, facendo osservare che un nuovo…

Ieri sera, per l’ottava lezione dell’Università Popolare, il prof. Dario Carraroli ha tenuto la sua seconda lezione sugli animali domestici nella letteratura soffermandosi, questa volta, sul gatto.

L’oratore ha diviso la conferenza in tre parti. Nella prima ha considerato il gatto come un animale pauroso, malefico, compagno di streghe, e questa credenza era generale nel Medio Evo. Nella seconda l’ha considerato sotto l’aspetto burlesco, raccontando dei poeti che volevano ad ogni costo trovare materia di riso e spesso narravano i tormenti e i patimenti inflitti ai gatti, scrivendo poesie dalle quali traspare una certa crudeltà, frutto certamente dei costumi grossolani e barbari di quel tempo.

Nella terza parte considerava il gatto sotto un benigno aspetto, facendo osservare che un nuovo sistema di filosofare dava all’animale una vita superiore, cercando di penetrare nel cervello dell’animale stesso e conoscere lo svolgersi dei suoi pensieri. In questo periodo si ebbero lavori di genio e il gatto ottenne l’onore di ispirare al Baudelaire un vero capolavoro in cui si fondono pensieri profondi e cose gentili.

Il chiarissimo conferenziere alla fine del suo dire raccoglieva vivissimi applausi dal pubblico entusiasmato: il ragioniere del Collegio San Carlo, che come sempre ha ospitato la conferenza nella sua Sala Grande, ha sottolineato in particolare per la conferenza di ieri sera che il professore ha trovato la giusta chiave di comunicazione, unendo l’utilità della formazione alla piacevolezza dell’argomento…

Piccole ragioni

“Perché?” è una di quelle domande che da sempre i più piccoli pongono con insistenza agli adulti che li circondano quando non sono soddisfatti delle loro risposte. Da lì, da…