Per la tradizione araba il Corano rappresenta il massimo dell’eloquenza e dell’eleganza formale, della potenza espressiva e della coerenza semantica.

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Intuizioni sul futuro – 3

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Abbiamo chiesto ai partecipanti al laboratori di filosofia per adulti di condividere…

Argomenti / Centro culturale

Luoghi domestici e contesti di vita quotidiana nel Medioevo

La stanza da letto, più ancora della cucina, era il cuore della casa medievale. Quella stanza non veniva condannata, come oggi, alla solitudine diurna ma, al contrario, anche con la luce continuava a essere vivacemente utilizzata: per pranzare, studiare, magari stando a letto e al caldo a ricevere persone in…

La stanza da letto, più ancora della cucina, era il cuore della casa medievale. Quella stanza non veniva condannata, come oggi, alla solitudine diurna ma, al contrario, anche con la luce continuava a essere vivacemente utilizzata: per pranzare, studiare, magari stando a letto e al caldo a ricevere persone in visita. Se si fosse stati re, dal «letto di giustizia» si potevano anche emettere sentenze e giudizi. Il freddo, le correnti d’aria erano percepiti come una presenza costante, quasi non venisse mai l’estate, perché i mezzi per ostacolarli erano ìmpari, anche se diversificati e ingegnosi: porte contro-vento, pedane e tappeti, cortine intorno ai letti, cuffie e papaline, coperte a strati e, per chi poteva, spesse…

La stanza da letto, più ancora della cucina, era il cuore della casa medievale. Quella stanza non veniva condannata, come oggi, alla solitudine diurna ma, al contrario, anche con la luce continuava a essere vivacemente utilizzata: per pranzare, studiare, magari stando a letto e al caldo a ricevere persone in visita. Se si fosse stati re, dal «letto di giustizia» si potevano anche emettere sentenze e giudizi. Il freddo, le correnti d’aria erano percepiti come una presenza costante, quasi non venisse mai l’estate, perché i mezzi per ostacolarli erano ìmpari, anche se diversificati e ingegnosi: porte contro-vento, pedane e tappeti, cortine intorno ai letti, cuffie e papaline, coperte a strati e, per chi poteva, spesse pellicce.

L’abilità degli artigiani era notevole, testimoniata dai bei mobili intagliati, scrittoi a più piani con leggii girevoli, letti di ogni foggia e culle di tanti tipi per dondolare il neonato e facilitargli il sonno. In effetti non doveva essere semplice per un bimbo addormentarsi, per l’infelicità in cui era piombato dal momento della nascita. Fasciato come una piccola mummia perché le ossa tenere non si storcessero – così si credeva – pieno di piaghe per non essere sufficientemente cambiato e lavato, sovente ammalato, era di solito anche privato delle carezze della mamma e affidato a una balia: una forma di infanticidio differito. Crescere era difficile per un bambino: alimentazione sbagliata, mancanza di igiene, disattenzione da parte degli adulti e, come non bastasse, il demonio sempre all’opera, a portare malattie, rapire e uccidere. L’infanzia era assai breve; i metodi didattici per insegnare a leggere e scrivere, gratificanti e inventivi finché domestici, diventavano assai duri quando alla mamma si sostituiva il maestro.

I giochi però, molti all’aperto, erano svariati e pieni di fantasia, perché i giocattoli veri e propri erano pochi. Anche d’inverno non si rimaneva a casa; era assai più divertente tirarsi le palle di neve, andare in slitta, pattinare, usando – al posto delle…

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La complessità del progresso

Riflessioni epistemologiche sull'ambivalenza della modernità
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Gerusalemme

Profetismo e messianismo nella tradizione biblica ebraica
Uno dei tratti più tipici della tradizione giudaica è di porre il messia figlio di Giuseppe accanto al messia di ascendenza davidica. La presenza di due messia trova il proprio punto di riferimento biblico in un passo del libro di Zaccaria (4,14). Sotto altra veste compare a Qumran (cfr. 1…
Uno dei tratti più tipici della tradizione giudaica è di porre il messia figlio di Giuseppe accanto al messia di ascendenza davidica. La presenza di due messia trova il proprio punto di riferimento biblico in un passo del libro di Zaccaria (4,14). Sotto altra veste compare a Qumran (cfr. 1 QS 9,11; CD 12,23; 14,19; 20,1), dove accanto al messia laico, o messia d’Israele principe di tutta l’assemblea (1 QM 5,1; 1 QSb 5,20), che è rampollo di Davide (cfr. Commento a Is 4Q 161), vi è un altro messia, quello sacerdotale, discendente di Aronne, scrutatore della legge (CD 7,18), stella di Giacobbe (CD 7,19). All’epoca talmudica la pluralità di figure messianiche porta invece a…
Uno dei tratti più tipici della tradizione giudaica è di porre il messia figlio di Giuseppe accanto al messia di ascendenza davidica. La presenza di due messia trova il proprio punto di riferimento biblico in un passo del libro di Zaccaria (4,14). Sotto altra veste compare a Qumran (cfr. 1 QS 9,11; CD 12,23; 14,19; 20,1), dove accanto al messia laico, o messia d’Israele principe di tutta l’assemblea (1 QM 5,1; 1 QSb 5,20), che è rampollo di Davide (cfr. Commento a Is 4Q 161), vi è un altro messia, quello sacerdotale, discendente di Aronne, scrutatore della legge (CD 7,18), stella di Giacobbe (CD 7,19). All’epoca talmudica la pluralità di figure messianiche porta invece a presupporre, accanto al figlio di Davide, l’esistenza del figlio di Giuseppe. «Il figlio di Giuseppe fu messo a morte, come è scritto: “guarderanno a me che hanno trafitto e faranno lutto per lui come si fa per un unigenito” (Zc 12,10 secondo il testo masoretico)» (b. Sukkà 52a). La tradizione chiama questa figura anche “messia della guerra”, visto che combatterà le guerre di Gog e Magog (cfr. Ez 38-39). Alla fine verrà però ucciso da un antimessia chiamato Armilus (Romulus), a sua volta destinato a essere annientato dal vittorioso messia davidico. Gershom Scholem ha interpretato l’uccisione del figlio di Giuseppe come simbolo della “distruzione della storia”. È una posizione giustificata da una tesi di fondo: l’esistenza nel messianismo ebraico di due polarità contrastanti, una di carattere utopistico, l’altra tutta volta a sottolineare la componente catastrofica insita in ogni atto redentivo. È proprio quest’ultima a venir impersonificata dalla figura del figlio di Giuseppe (figura non a caso accantonata quando fu negata la presenza di una componente catastrofica insita nel messianismo). L’interpretazione proposta da Joseph Klausner vede invece nella figura del messia figlio di Giuseppe l’espressione del polo politico del messianismo ebraico, mentre il messia davidico rappresenta il polo spirituale collegato all’universale riconoscimento del monoteismo. Le modificazioni apportate dall’età messianica, stando alla visione tradizionale, non sono certo frutto di un processo di evoluzione storica. Per il giudaismo rabbinico esse non segnano affatto il collasso definitivo della storia,…

Filippo Guicciardi

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Carlo Forciroli

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Luigi Manzini

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Citazione del giorno

Nella Mesopotamia antica, gli animali hanno una relazione speciale con gli dèi, ai quali appartengono e che accompagnano o simbolizzano, al punto che il confine tra dèi e animali è indistinto.

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Principe di Belle Lettere
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Dal passato

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Vita quotidiana di un maestro neoplatonico

Le radici tardoantiche dell'educazione
Edizioni Dehoniane - Bologna, 2017
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Filosofia e teatro

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Un ospite internazionale alla presentazione del libro del marchese Campori

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“Dal Castello, trasformato in Dogana, parte una metropolitana merci che corre sotto la città di Modena. Il palazzo Civico è stato interamente rivestito di lastre d’alabastro: su di esse ogni giorno vengono scritte le notizie quotidiane, gratuite come le copie dei giornali in consultazione al gabinetto letterario aperto accanto alla Biblioteca. Qui potete trovare anche libri e stampe dei sei continenti: giacché ora se ne conoscono sei! L’ultimo è appena stato scoperto da un veneziano e questi lo ha battezzato ‘continente S. Marco’.

Le strade, ricoperte non più da selciato ma da una sorta di panno feltro di fitta tessitura, impenetrabile all’acqua, permettono alle carrozze di scorrere senza rumore e ai cavalli di legno con movimenti automatici di passare senza…

“Dal Castello, trasformato in Dogana, parte una metropolitana merci che corre sotto la città di Modena. Il palazzo Civico è stato interamente rivestito di lastre d’alabastro: su di esse ogni giorno vengono scritte le notizie quotidiane, gratuite come le copie dei giornali in consultazione al gabinetto letterario aperto accanto alla Biblioteca. Qui potete trovare anche libri e stampe dei sei continenti: giacché ora se ne conoscono sei! L’ultimo è appena stato scoperto da un veneziano e questi lo ha battezzato ‘continente S. Marco’.

Le strade, ricoperte non più da selciato ma da una sorta di panno feltro di fitta tessitura, impenetrabile all’acqua, permettono alle carrozze di scorrere senza rumore e ai cavalli di legno con movimenti automatici di passare senza battere gli zoccoli. Le case in ferro fuso non hanno fondamenta: sono pensate per essere spostate all’occorrenza per sfuggire ad un cattivo vicino o ad un suonatore di violino. Giunto a quella che un tempo era la mia casa, una scala con gradini che si muovevano da soli mi ha portato al primo piano…”.

Le righe appena riportate sono un sunto della Modena fra cento anni contenuta nell’ultima fatica letteraria che il marchese Cesare Campori, con la collaborazione del conte Luigi Forni, presenteranno questa sera alle 18.00 ai membri dell’Accademia di Scienze Lettere e Arti. Nell’occasione, data la proiezione verso il futuro che quest’opera porta in sé e, come…

Disegniamo la felicità

Bianca ha cinque anni, i capelli arruffati e mossi e uno sguardo indagatore. Si è seduta silenziosamente sui cuscini colorati, scalza, e legge un libro preso dallo scaffale della biblioteca,…