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Solo con la modernità la bellezza ha preso la forma estetica dell’opera, ha raggiunto cioè la sua configurazione canonica come opera d’arte.

Laboratorio duemilaventisei

Dimmi che faccia hai e ti dirò chi sei

In occasione dell’edizione…

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In occasione dell’edizione 2022 di Quante storie nella Storia, settimana regionale di promozione…

Argomenti / Centro culturale

Lo straniero

Teorie dell'ospitalità e dell'inimicizia nella cultura filosofica

Nelle lingue indoeuropee il termine che designa lo straniero contiene contemporaneamente in sé l’intero repertorio delle accezioni semantiche dell’alterità, e cioè il forestiero, l’estraneo, il nemico, ma anche lo strano, lo spaesante; in una parola, tutto ciò che è altro da noi, anche se con noi viene comunque in rapporto.…

Nelle lingue indoeuropee il termine che designa lo straniero contiene contemporaneamente in sé l’intero repertorio delle accezioni semantiche dell’alterità, e cioè il forestiero, l’estraneo, il nemico, ma anche lo strano, lo spaesante; in una parola, tutto ciò che è altro da noi, anche se con noi viene comunque in rapporto. Questa indistinzione di significati risulta con particolare evidenza dai termini che ritroviamo in latino e greco, e che poi ricompaiono, sia pure con variazioni lessicali e semantiche significative, anche in alcune lingue moderne. In latino, per un lungo periodo, straniero si dice hostis. Contrapposto al cittadino, all’in-genuus, a colui che appartiene per nascita, dunque per sangue e cultura, alla comunità originaria di riferimento, il termine…

Nelle lingue indoeuropee il termine che designa lo straniero contiene contemporaneamente in sé l’intero repertorio delle accezioni semantiche dell’alterità, e cioè il forestiero, l’estraneo, il nemico, ma anche lo strano, lo spaesante; in una parola, tutto ciò che è altro da noi, anche se con noi viene comunque in rapporto. Questa indistinzione di significati risulta con particolare evidenza dai termini che ritroviamo in latino e greco, e che poi ricompaiono, sia pure con variazioni lessicali e semantiche significative, anche in alcune lingue moderne. In latino, per un lungo periodo, straniero si dice hostis. Contrapposto al cittadino, all’in-genuus, a colui che appartiene per nascita, dunque per sangue e cultura, alla comunità originaria di riferimento, il termine hostis, che indica lo straniero, concentra in sé tutte le figure dell’alterità, senza tuttavia coincidere affatto – come accadrà invece molto più tardi – con una caratterizzazione “ostile”, senza cioè riferirsi unicamente a chi venga dall’esterno con intenzioni “bellicose”. Dell’originaria polivalenza del termine hostis troviamo un’esplicita testimonianza in un passo del De officiis, nel quale Cicerone ricostruisce il processo storico che ha condotto a sovrapporre al termine hostis quel significato di inimicus, o perduellis (e cioè “nemico pubblico”), che è invece assente nell’accezione primitiva dello straniero-hostis. «Voglio anche osservare – scrive infatti l’autore latino – che chi doveva chiamarsi con vocabolo proprio perduellis era invece chiamato hostis temperando così con la dolcezza della parola la durezza della cosa. Difatti i nostri antenati chiamavano hostis quello che noi oggi chiamiamo peregrinus ».(…) Tanto in greco quanto in latino il convergere in un unico termine, e in un unico concetto, delle figure che compongono l’alterità, implica che lo xenos-hostis, originariamente “straniero”, sia anche – e, inoltre, storicamente diventi – il nemico. Ciò significa che se la riduzione unilaterale dell’hostis a nemico contraddice la polivalenza semantica originaria del termine, per la quale l’hostis è insieme straniero, ospite e nemico, allo stesso modo la cancellazione del carattere potenzialmente ostile…

Prosegui la visione di "Abramo sacrifica la propria paternità"
video del giorno

Abramo sacrifica la propria paternità

Una lettura del sacrificio di Isacco
Argomenti / Centro studi religiosi

Dall’esodo all’itinerario

Lo straniero nella Bibbia, una lettura protestante

La Bibbia è un libro di uscite, più che di entrate. L’esodo è l’archetipo inaugurale dell’identità del popolo, più della conquista della terra promessa. Abramo diventerà padre dei credenti attraverso la sua uscita da Ur dei caldei per mettersi in cammino sulla base di una promessa. Giuseppe viene espulso dai…

La Bibbia è un libro di uscite, più che di entrate. L’esodo è l’archetipo inaugurale dell’identità del popolo, più della conquista della terra promessa. Abramo diventerà padre dei credenti attraverso la sua uscita da Ur dei caldei per mettersi in cammino sulla base di una promessa. Giuseppe viene espulso dai suoi fratelli e diventa grande e potente in un paese straniero. Mosè il liberatore porta il suo popolo fuori dall’Egitto. Poi l’esilio sarà questo trauma terribile che senza fine fa riscoprire la propria terra come promessa, ed è esperienza decisiva anche nella costituzione della Bibbia. Il motivo che più di ogni altro esprime l’identità del popolo di Dio è l’uscita, l’esodo. L’identità si costituisce nell’uscita.…

La Bibbia è un libro di uscite, più che di entrate. L’esodo è l’archetipo inaugurale dell’identità del popolo, più della conquista della terra promessa. Abramo diventerà padre dei credenti attraverso la sua uscita da Ur dei caldei per mettersi in cammino sulla base di una promessa. Giuseppe viene espulso dai suoi fratelli e diventa grande e potente in un paese straniero. Mosè il liberatore porta il suo popolo fuori dall’Egitto. Poi l’esilio sarà questo trauma terribile che senza fine fa riscoprire la propria terra come promessa, ed è esperienza decisiva anche nella costituzione della Bibbia. Il motivo che più di ogni altro esprime l’identità del popolo di Dio è l’uscita, l’esodo. L’identità si costituisce nell’uscita. Ma l’uscita diventa itinerario. Non si tratta solo di lasciare una terra, di liberarsi da una schiavitù, si traccia un itinerario rilevante. Come? Raccontandolo e ri-raccontandolo, ogni volta integrando nuove esperienze. L’uscita diventa una vita da raccontare a qualcuno, un’identità da condividere con altri, una fede da confessare a tutti. Perché anche Dio esce e si fa vicino: «udì la nostra voce, vide la nostra oppressione». Dio entra nella mischia e l’uscita diventa itinerario nel quale il popolo, ma anche ciascuno, può dire nello stesso soffio la fede e la propria identità, come un percorso, come una traccia che lascia il segno sul terreno. Questo perché quando il popolo chiama, Dio risponde. Dio viene e chiama, l’uomo va e risponde. (…) L’esodo si trasforma in un itinerario. Dio non chiede uno spazio riservato per intervenire nella storia dell’uomo, non interviene in uno spazio sacro, entra nella mischia e l’uscita diventa itinerario nel quale il popolo, ma anche ciascuno può dire nello stesso soffio la fede e la propria identità. Questo passaggio dall’esodo all’itinerario ci richiama con forza in una società dove molti si sono incamminati, costretti dalla violenza, dalla necessità economica, o anche mossi dal bisogno di scoprire nuovi orizzonti, dalla speranza di vivere un vita più serena e appagata, e sono approdati in terra altrui. Emigranti, migranti, immigranti. La promessa è che tutti questi esodi potranno diventare degli itinerari, percorsi significativi che ciascuno potrà…

Lazzaro Mocenigo

Convittore
1624-1657

Alfonso Varano

Principe di Belle Lettere
1705-1788

Filippo Guicciardi

Convittore
1704-1786

Filippo Filonardi

Principe di Belle Lettere
1753-1834
Citazione del giorno

L’uomo crede sovente di guidarsi allorché è guidato; e mentre con la mente tende a una meta, il cuore lo trascina insensibilmente verso un’altra.

Ritratto del giorno

Filippo Filonardi

Principe di Belle Lettere
1753-1834
Dal passato

Figurini per abiti dei convittori

1849-1859
Le Pubblicazioni

I due volti del tempo

Festa e lavoro tra sacro e profano
Edizioni Dehoniane - Bologna, 2013
Il Patrimonio

Madonna con bambino

Chiesa di San Carlo
1770

Filosofia e teatro

Le Operette morali da Giacomo Leopardi, mise en espace, ERT − Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione San Carlo, 7…

Osservare l’antico per conoscere il moderno

Il tema del workshop dell’anno 2019 organizzato dalla Fondazione San Carlo con gli studenti delle scuole superiori è l’ambiente. I…

Dai social
Dal Passato
Dal Passato

Notizie da Bologna: Marcantonio Franceschini e il dipinto “disperso”

I Padri della Congregazione di San Carlo ci informano che è giunta con la posta del mattino una lettera da…
I Padri della Congregazione di San Carlo ci informano che è giunta con la posta del mattino una lettera da Bologna. Il mittente, il noto pittore Marcantonio Franceschini, rassicura circa lo stato dei lavori e conferma che sta procedendo nell’esecuzione del quadro commissionato ormai da tempo, ma i Padri vogliono vederci chiaro. Vediamo come si sono svolti i fatti. Circa due anni fa, il 23 novembre 1698, la Congregazione modenese aveva deciso di affidare il grande dipinto per l’altare maggiore della chiesa di San Carlo ad un pittore la cui qualità fosse all’altezza delle aspettative. Era stato quindi individuato proprio il pittore bolognese e si era deciso di chiedergli un’opera non ad affresco, da eseguire sul muro della chiesa, ma…
I Padri della Congregazione di San Carlo ci informano che è giunta con la posta del mattino una lettera da Bologna. Il mittente, il noto pittore Marcantonio Franceschini, rassicura circa lo stato dei lavori e conferma che sta procedendo nell’esecuzione del quadro commissionato ormai da tempo, ma i Padri vogliono vederci chiaro. Vediamo come si sono svolti i fatti. Circa due anni fa, il 23 novembre 1698, la Congregazione modenese aveva deciso di affidare il grande dipinto per l’altare maggiore della chiesa di San Carlo ad un pittore la cui qualità fosse all’altezza delle aspettative. Era stato quindi individuato proprio il pittore bolognese e si era deciso di chiedergli un’opera non ad affresco, da eseguire sul muro della chiesa, ma a tempera su tela, per avere gli stessi risultati che Franceschini aveva ottenuto con il quadro della chiesa di Santa Caterina a Bologna, lodato da tutti. Franceschini aveva chiesto quindi di poter lavorare con più agio nel suo studio a Bologna, visto che la tela può essere arrotolata e trasportata da Bologna a Modena una volta terminata. Per essere sicuri di riuscire a convincere l’artista è stato interpellato un conte, Onofrio Campori, al quale è stato affidato il compito di mediazione in tutto l’affare. Fin qui tutto bene: Franceschini aveva accettato senza riserve – per 2500 lire escluso il costo della tela chiunque avrebbe accettato – e aveva mandato un…

Piccole ragioni

“Perché?” è una di quelle domande che da sempre i più piccoli pongono con insistenza agli adulti che li circondano quando non sono soddisfatti delle loro risposte. Da lì, da…