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Uniformità e differenziazione sono due lati di uno stesso processo: due linee di tendenza che si integrano e contrastano allo stesso tempo.

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Rendere viva e presente la storia del passato è la base per…

Argomenti / Centro culturale

Comunicazione come ambiente

Spazi virtuali, isolamento e relazioni nell'età tecnologica

La comunicazione, oggi, non solamente si fa, ma si vive. Non è semplicemente un’attività che viene compiuta o subita dagli esseri umani, e in una certa misura anche da entità artificiali, ma costituisce, ormai, l’ambiente stesso in cui ci muoviamo e con il quale interagiamo. È questa la situazione che…

La comunicazione, oggi, non solamente si fa, ma si vive. Non è semplicemente un’attività che viene compiuta o subita dagli esseri umani, e in una certa misura anche da entità artificiali, ma costituisce, ormai, l’ambiente stesso in cui ci muoviamo e con il quale interagiamo. È questa la situazione che caratterizza la nostra epoca e che gli sviluppi tecnologici hanno reso possibile. In tal modo il concetto stesso di “comunicazione” viene a essere trasformato. Esso non indica più, solamente, l’interazione fra esseri umani, allo scopo di creare uno spazio comune. E neppure si riferisce semplicemente a un invio, a una trasmissione di dati – che riguarda le macchine e gli esseri umani, gli esseri umani…

La comunicazione, oggi, non solamente si fa, ma si vive. Non è semplicemente un’attività che viene compiuta o subita dagli esseri umani, e in una certa misura anche da entità artificiali, ma costituisce, ormai, l’ambiente stesso in cui ci muoviamo e con il quale interagiamo. È questa la situazione che caratterizza la nostra epoca e che gli sviluppi tecnologici hanno reso possibile. In tal modo il concetto stesso di “comunicazione” viene a essere trasformato. Esso non indica più, solamente, l’interazione fra esseri umani, allo scopo di creare uno spazio comune. E neppure si riferisce semplicemente a un invio, a una trasmissione di dati – che riguarda le macchine e gli esseri umani, gli esseri umani fra loro, le macchine nel loro rapporto l’una con l’altra – il quale resta in attesa di un feedback. La comunicazione è ciò che avviene in un determinato contesto di relazioni per il fatto che questo contesto è reso possibile e costantemente alimentato proprio dall’atto del comunicare. Tutto ciò è prodotto dal diffondersi potente e capillare di quella trasmissione di dati e d’informazioni che è dovuta allo sviluppo degli apparati comunicativi. Sono infatti le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, con le quali quotidianamente interagiamo integrandole nel nostro modo di vivere, quelle che incidono sull’ambiente quotidiano e creano ambienti ulteriori per le nostre attività. In altre parole, è proprio il sistematico diffondersi della trasmissione di dati e d’informazioni che fa sì che il comunicare comporti nuovamente, oggi, l’apertura di uno spazio condiviso. Questa volta, però, esso è condiviso a livello globale. Di più: coinvolge non solo soggetti che risultano virtualmente collegati fra loro da ogni luogo del mondo, ma anche agenti comunicativi sia umani che non-umani.

Ho parlato finora di “ambiente comunicativo”. Ho parlato di “infosfera”. Sembrerebbe, da quanto detto, che l’ambiente in cui ci muoviamo comunicando, e che comunicando facciamo essere, sia in generale uno solo. Non è precisamente vero. Questa, infatti, è un’altra…

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Le metamorfosi dei sistemi politici contemporanei
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Tebe

Il viaggio nell'aldilà nella religione dell'antico Egitto
Gli antichi Egizi costruivano le loro tombe come dimore per un’eternità fortemente voluta e probabilmente altrettanto creduta: il nome più comune per designare la tomba in lingua egiziana è Perdjet, "casa dell’eternità". Essa era il luogo di sepoltura della mummia, ma doveva essere anche l’abitazione dell’anima, che, pur non essendo…
Gli antichi Egizi costruivano le loro tombe come dimore per un’eternità fortemente voluta e probabilmente altrettanto creduta: il nome più comune per designare la tomba in lingua egiziana è Perdjet, "casa dell’eternità". Essa era il luogo di sepoltura della mummia, ma doveva essere anche l’abitazione dell’anima, che, pur non essendo unica, presentava diversi elementi che ne facevano un’unità completa e autosufficiente dell’individuo intero: non esisteva infatti la dualistica contrapposizione tra corpo e anima tipica delle culture moderne.Affinché tutti gli elementi dell’essere potessero sopravvivere alla morte e non rischiassero l’annientamento, era necessario che gli dèi dichiarassero il defunto Ma’-kheru, termine che normalmente gli egittologi traducono con "giustificato", in modo che egli diventasse venerabile (Imakhu). Se il…
Gli antichi Egizi costruivano le loro tombe come dimore per un’eternità fortemente voluta e probabilmente altrettanto creduta: il nome più comune per designare la tomba in lingua egiziana è Perdjet, "casa dell’eternità". Essa era il luogo di sepoltura della mummia, ma doveva essere anche l’abitazione dell’anima, che, pur non essendo unica, presentava diversi elementi che ne facevano un’unità completa e autosufficiente dell’individuo intero: non esisteva infatti la dualistica contrapposizione tra corpo e anima tipica delle culture moderne.Affinché tutti gli elementi dell’essere potessero sopravvivere alla morte e non rischiassero l’annientamento, era necessario che gli dèi dichiarassero il defunto Ma’-kheru, termine che normalmente gli egittologi traducono con "giustificato", in modo che egli diventasse venerabile (Imakhu). Se il faraone era immortale per diritto, essendo un dio tra gli uomini, l’uomo comune doveva provare di avere agito nella sua vita in modo da non turbare la Maat, l’equilibrio universale su cui si basavano la società egiziana e in definitiva l’intero cosmo. Per questo ogni defunto doveva essere giudicato da un tribunale divino, il cui embrione si trova già nei Testi delle Piramidi e nei Testi dei Sarcofagi, ma che trova nei capitoli 30 e 125 del Libro dei Morti la sua espressione definitiva. Già dall’Antico Regno le tombe riportano "confessioni positive", che enumerano gli atti conformi alla Maat compiuti dal proprietario secondo i canoni di quella che oggi chiameremmo una "biografia ideale":«Io sono uscito dalla mia città, sono disceso dal mio nomo.Io ho compiuto la Maat per il suo signore, ho soddisfatto il dio per ciò che lui ama.Io ho detto il bene, ho ripetuto il bene; ho detto la Maat, ho compiuto la Maat.Io ho dato pane all’affamato, vestiti all’uomo nudo;ho rispettato mio padre, ho gioito dell’affetto di mia madre;non ho mai detto nulla di malvagio, cattivo o maligno contro nessuno,perché desideravo il bene e di essere un Imakhu presso il dio e presso gli uomini per sempre».Gli studiosi ancora oggi si chiedono se le vivaci scene raffigurate nelle tombe egizie, specie in quelle dell’Antico Regno, siano rappresentazioni della vita quotidiana che hanno poco a che fare con l’aldilà, o se il mondo…

Giovan Battista Ayroli

Convittore
1731-1808

Carlo Forciroli

Accademico dissonante
1761-1794

Paolo Boschetti

Fondatore del Collegio dei Nobili
1585-1627

Giuseppe Campori

Principe di Scienze e Arti
1821-1887
Citazione del giorno

La fede nel progresso automatico della storia, fede che vive da generazioni, ci ha tolto la capacità di prendere in considerazione una “fine”.

Ritratto del giorno

Paolo Boschetti

Fondatore del Collegio dei Nobili
1578-1627
Dal passato

Il teatro del Collegio

1911-1914
Le Pubblicazioni

L’ebreo emancipato

Attualità dell’antisemitismo in Europa
Edizioni Dehoniane - Bologna, 2019
Il Patrimonio

Galleria d’ingresso

Fondazione San Carlo
1820-1830

Filosofia e teatro

Le Leggi da Platone, mise en espace – testi tratti da Platone: Critone, Le Leggi, Minosse, ERT − Emilia Romagna…

Utopie di ieri, utopie di oggi

Un originale cantiere di idee e di riflessioni. Appare questa la formula più indicata per definire il workshop con le…

Dai social
Vita di collegio
Vita di collegio

Un incontro da Nobel

Si è prolungato a lungo per rispondere alle curiosità degli studenti l’incontro con Alberto Gatto, ricercatore al Politecnico di Milano…

Si è prolungato a lungo per rispondere alle curiosità degli studenti l’incontro con Alberto Gatto, ricercatore al Politecnico di Milano presso il dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria, membro del gruppo di lavoro che ha dimostrato l’esistenza delle onde gravitazionali, ottenendo il Nobel 2017 per la fisica.

In una lezione chiara e appassionata, Alberto Gatto ha raccontato ai collegiali della Fondazione San Carlo “Perché Einstein aveva ragione (ma dimostrarlo è stato difficile)”. La sua testimonianza sulla scoperta delle onde gravitazionali, sulla bellezza della ricerca scientifica e sull’importanza di sbagliare è stata di stimolo e di ispirazione per gli studenti.

Nel racconto di Gatto, “il 14 settembre 2015 alle ore 11.51, per la prima volta nella storia, un team di ricerca…

Si è prolungato a lungo per rispondere alle curiosità degli studenti l’incontro con Alberto Gatto, ricercatore al Politecnico di Milano presso il dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria, membro del gruppo di lavoro che ha dimostrato l’esistenza delle onde gravitazionali, ottenendo il Nobel 2017 per la fisica.

In una lezione chiara e appassionata, Alberto Gatto ha raccontato ai collegiali della Fondazione San Carlo “Perché Einstein aveva ragione (ma dimostrarlo è stato difficile)”. La sua testimonianza sulla scoperta delle onde gravitazionali, sulla bellezza della ricerca scientifica e sull’importanza di sbagliare è stata di stimolo e di ispirazione per gli studenti.

Nel racconto di Gatto, “il 14 settembre 2015 alle ore 11.51, per la prima volta nella storia, un team di ricerca è riuscito a captare un’onda gravitazionale, dopo almeno cent’anni di ricerche. È come se, quel giorno, avessimo iniziato a sentire: fino a lì avevamo condotto le nostre ricerche come se avessimo avuto un solo senso, quello della vista. In quel momento era come se, per la prima volta, nella ricerca delle origini dell’Universo avessimo acquisito l’udito”.

L’incontro è stato condotto dal professor Alberto Quartarone, docente all’Università Luigi Bocconi di Milano e autore televisivo, titolare di un corso di comunicazione e personal branding nell’ambito del progetto formativo del Collegio.

Con la coda dell’occhio

Si è tenuta ieri, presso la Fondazione San Carlo, la conferenza di apertura della prima edizione del progetto “Piccole ragioni. Filosofia con i bambini”. È intervenuto Alfonso M. Iacono, docente…