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Nel concepire il processo storico come un sistema unitario e progressivo, la modernità compie se stessa, ovvero si dichiara e si riconosce.

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Argomenti / Centro culturale

L’orrore

Antropologia della violenza contemporanea

Non è senza problemi che l’orrore può essere inscritto nella costellazione terminologica della paura. Qualcosa di spaventoso c’è ma, più che la paura, riguarda la ripugnanza. Lo testimonia la figura che costituisce l’incarnazione dell’orrore nella mitologia greca, ossia Medusa, l’unica sorella mortale fra le Gorgoni. Strategicamente dislocata dal mito al…

Non è senza problemi che l’orrore può essere inscritto nella costellazione terminologica della paura. Qualcosa di spaventoso c’è ma, più che la paura, riguarda la ripugnanza. Lo testimonia la figura che costituisce l’incarnazione dell’orrore nella mitologia greca, ossia Medusa, l’unica sorella mortale fra le Gorgoni. Strategicamente dislocata dal mito al di là dell’Oceano, nello spazio dell’estraneo e dell’altrove, ben più ripugnante di ogni altro mostro, con i suoi capelli irti e serpentini, essa agghiaccia e paralizza. Secondo la leggenda di Perseo – egli, sì, eroe di una grecità autoctona – sua arma micidiale è lo sguardo: indice di un’affinità fra orrore e visione o, se si vuole, fra una scena inguardabile e la ripugnanza che…

Non è senza problemi che l’orrore può essere inscritto nella costellazione terminologica della paura. Qualcosa di spaventoso c’è ma, più che la paura, riguarda la ripugnanza. Lo testimonia la figura che costituisce l’incarnazione dell’orrore nella mitologia greca, ossia Medusa, l’unica sorella mortale fra le Gorgoni. Strategicamente dislocata dal mito al di là dell’Oceano, nello spazio dell’estraneo e dell’altrove, ben più ripugnante di ogni altro mostro, con i suoi capelli irti e serpentini, essa agghiaccia e paralizza. Secondo la leggenda di Perseo – egli, sì, eroe di una grecità autoctona – sua arma micidiale è lo sguardo: indice di un’affinità fra orrore e visione o, se si vuole, fra una scena inguardabile e la ripugnanza che essa suscita. La morte violenta fa parte del quadro ma non ne sta al centro. Non è questione di scampare alla morte. Al contrario di quanto avviene per il terrore, nel caso dell’orrore non ci sono movimenti istintivi di fuga per sopravvivere né, tanto meno, il travolgimento contagioso del panico. Anzi, il movimento qui si blocca nella totale paralisi e riguarda ciascuno ad uno ad uno. Preso da ribrezzo di fronte a una forma di violenza che appare più irricevibile della morte, il corpo reagisce inchiodandosi e rizzando i peli. Medusa è una testa mozzata. Ripugna, innanzitutto, al corpo il suo smembramento, la violenza che lo disfa e lo sfigura. L’essere umano, in quanto essere incarnato, è qui offeso nella dignità ontologica del suo esser corpo e, più precisamente, corpo singolare. Benché lo trasformi in cadavere, la morte non ne offende la dignità o, per lo meno, non lo fa finché al corpo morto è conservata la sua unità figurale, quella sembianza umana già spenta e tuttavia ancora visibile, guardabile per qualche tempo prima del rogo o della sepoltura. Incoraggiati dai giochi speculari che appartengono alla leggenda di Perseo, spesso si ipotizza che Medusa rappresenti l’inguardabilità della propria morte. Oltre a essere vera sul piano…

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Martin Lutero

I fondamenti teologici della Riforma
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Ren

Benevolenza e amore per gli esseri umani nel confucianesimo

Rileggere i Dialoghi di Confucio significa misurarsi con le dense parole che quel testo ci consegna, parole che non hanno esatti equivalenti nella nostra lingua, e che tuttavia non sono incomprensibili enigmi. La parola chiave dei Dialoghi è ren, il vocabolo che vi ha il maggior numero di occorrenze. È…

Rileggere i Dialoghi di Confucio significa misurarsi con le dense parole che quel testo ci consegna, parole che non hanno esatti equivalenti nella nostra lingua, e che tuttavia non sono incomprensibili enigmi. La parola chiave dei Dialoghi è ren, il vocabolo che vi ha il maggior numero di occorrenze. È l’ambito fondamentale a cui il discorso di Confucio costantemente si riconduce. Se ne sono proposte traduzioni svariate, quali “benevolenza”, “bontà”, “altruismo”, “amore”, e tuttavia qualsiasi resa, benché utile ad accostarvisi, non risulta pienamente soddisfacente. Essa viene così esplicitata dal Maestro: «Fan Chi domandò che cosa fosse ren. Il Maestro rispose: “Amare gli esseri umani”» (Dialoghi di Confucio 12.22). Ren si può rendere come il “senso…

Rileggere i Dialoghi di Confucio significa misurarsi con le dense parole che quel testo ci consegna, parole che non hanno esatti equivalenti nella nostra lingua, e che tuttavia non sono incomprensibili enigmi. La parola chiave dei Dialoghi è ren, il vocabolo che vi ha il maggior numero di occorrenze. È l’ambito fondamentale a cui il discorso di Confucio costantemente si riconduce. Se ne sono proposte traduzioni svariate, quali “benevolenza”, “bontà”, “altruismo”, “amore”, e tuttavia qualsiasi resa, benché utile ad accostarvisi, non risulta pienamente soddisfacente. Essa viene così esplicitata dal Maestro: «Fan Chi domandò che cosa fosse ren. Il Maestro rispose: “Amare gli esseri umani”» (Dialoghi di Confucio 12.22). Ren si può rendere come il “senso dell’umanità”: un atteggiamento di mansuetudine e di benevolenza verso gli altri. Indubbiamente esso ci ricorda gli atteggiamenti verso il prossimo prescritti da altre grandi tradizioni, e tuttavia ha delle specifiche connotazioni sulle quali converrà brevemente soffermarsi. Ren configura un campo semantico vasto e articolato, la cui densità di implicazioni non può essere evocata senza richiamare il carattere che lo rappresenta nella sua suggestiva efficacia: esso affianca al pittogramma che raffigura l’uomo (ren) e che ne è omofono, l’ideogramma che simboleggia il due. Ren designa dunque “quanto è propriamente umano” nel suo concretarsi nell’ambito delle relazioni con gli altri: è il peculiare atteggiamento fondato sulla reciprocità cui si devono informare i rapporti con i propri simili e che trasforma i vincoli familiari e sociali in rapporti etici. Ren è universale e, al contempo, articolato e differenziato. Configura un orizzonte che tutti include, prescrivendo la mansuetudine verso tutti – «Ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri» (15.23) – ma tale universalità non si traduce in una generica uniformità, bensì si inscrive nella specificità di ruoli determinati. «Amare gli esseri umani» dischiude nell’insegnamento di Confucio una dimensione globale, di sollecitudine per tutti, e insieme comporta molteplici e circostanziate sfaccettature: «Che il sovrano si comporti da sovrano, il suddito da suddito, il padre da padre, il figlio da figlio» (12.11). Il “debito amore”, dunque, è un atteggiamento che sottende ogni condotta, ma si esprime…

Carlo Forciroli

Accademico dissonante
1761-1794

Paolo Boschetti

Fondatore del Collegio dei Nobili
1585-1627

Luigi Manzini

Maestro di disegno
1805-1866

Filippo Guicciardi

Convittore
1704-1786
Citazione del giorno

Il buon senso è a questo mondo la cosa meglio distribuita. Ognuno pensa di esserne così ben provvisto che di solito anche i più incontentabili non ne desiderano di più.

Ritratto del giorno

Giovanni Biondi

Rettore del Collegio San Carlo
?- 1847
Dal passato

Studenti in abiti teatrali

inizio XX secolo
Le Pubblicazioni

Filosofia dei misteri cristiani

Ragione e rivelazione in Meister Eckhart
Edizioni Dehoniane - Bologna, 2013
Il Patrimonio

Estasi di San Filippo Neri con i santi Girolamo, Gregorio Magno e Dionigi Aeropagita

Chiesa di San Carlo
1765

Filosofia e teatro

Le Operette morali da Giacomo Leopardi, mise en espace, ERT − Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione San Carlo, 7…

Quando filosofia ed ecologia si incontrano

L’ambiente e la sua attualità: questo il tema portante del workshop 2019 organizzato dalla Fondazione San Carlo rivolto alle scuole…

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Dal Passato
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Piccoli guai al Collegio San Carlo: storie di colombi e di vino

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È giunta in queste ore da Milano, dalla sede del governo della Repubblica Cispadana, la risposta a una comunicazione inviata dal Direttore del Collegio dei Nobili, oggi Collegio Nazionale. Nei giorni scorsi il Direttore aveva rivolto una supplica al Ministro degli Affari Interni affinché questi potesse aiutarlo a risolvere due questioni delicate riguardanti gli alunni del Collegio. Inviati come tutti gli anni in campagna per la caccia, questi ultimi si sono lamentati di avervi trovato solo passeri perché i contrabbandieri avevano ucciso tutti i colombi delle colombaie. La stessa sorte era toccata al pollame dei medesimi possidenti sia in campagna che in città. Si teme la ritorsione delle famiglie dei giovani che potrebbero decidere di ritirare i ragazzi, anche a…
È giunta in queste ore da Milano, dalla sede del governo della Repubblica Cispadana, la risposta a una comunicazione inviata dal Direttore del Collegio dei Nobili, oggi Collegio Nazionale. Nei giorni scorsi il Direttore aveva rivolto una supplica al Ministro degli Affari Interni affinché questi potesse aiutarlo a risolvere due questioni delicate riguardanti gli alunni del Collegio. Inviati come tutti gli anni in campagna per la caccia, questi ultimi si sono lamentati di avervi trovato solo passeri perché i contrabbandieri avevano ucciso tutti i colombi delle colombaie. La stessa sorte era toccata al pollame dei medesimi possidenti sia in campagna che in città. Si teme la ritorsione delle famiglie dei giovani che potrebbero decidere di ritirare i ragazzi, anche a fronte della decisione di cui si dà ora conto, presa dal direttore stesso senza consultare prima le autorità ma unicamente sulla base della sua esperienza di educatore. Interpellato nel merito, il Consigliere-Consultore di Stato, Gran Dignitario dell’Ordine della Corona di Ferro, Grand’Aquila della Legion d’Onore, Membro dell’Istituto Nazionale, nonché Direttore Generale della Pubblica Istruzione, ovvero il Ministro, dall’alto della sua lungimiranza ha ritenuto opportuno avallare la decisione comunicatagli dal Direttore del Collegio che ha ritenuto, stante i disordini che più volte si sono manifestati nelle camerate, di poter limitare agli alunni la quantità di vino sia a pranzo che a cena visto che i ragazzi hanno fra gli otto e…

La seconda edizione degli Stati Generali della filosofia con i bambini

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