Nel corso dell’anno…
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Nel corso dell’anno scolastico 2019 sono state accolte alcune classi delle scuole…
Le contraddizioni della democrazia nell’Europa contemporanea
Per comprendere quale esito abbia avuto nel Novecento il rapporto tra la coscienza europea e la guerra – nella cui luce tuttora viviamo – è necessario sottolineare una peculiarità della situazione dell’Europa nella seconda metà del secolo. E cioè la coincidenza verificatasi dopo il 1945 di due aspetti: da una…
Per comprendere quale esito abbia avuto nel Novecento il rapporto tra la coscienza europea e la guerra – nella cui luce tuttora viviamo – è necessario sottolineare una peculiarità della situazione dell’Europa nella seconda metà del secolo. E cioè la coincidenza verificatasi dopo il 1945 di due aspetti: da una parte la complessiva sconfitta militare del continente, destinata ad apparire ben presto nella sua autentica natura di una catastrofe geopolitica di portata storica; e dall’altra l’affermazione dappertutto nello stesso continente, a più o meno breve scadenza, di regimi politici democratici. La vicenda europea ha visto insomma un’inquietante sovrapposizione: sconfitta militare e democrazia hanno coinciso, l’una è stata causa dell’altra. Difficile credere che si sia trattato…
Per comprendere quale esito abbia avuto nel Novecento il rapporto tra la coscienza europea e la guerra – nella cui luce tuttora viviamo – è necessario sottolineare una peculiarità della situazione dell’Europa nella seconda metà del secolo. E cioè la coincidenza verificatasi dopo il 1945 di due aspetti: da una parte la complessiva sconfitta militare del continente, destinata ad apparire ben presto nella sua autentica natura di una catastrofe geopolitica di portata storica; e dall’altra l’affermazione dappertutto nello stesso continente, a più o meno breve scadenza, di regimi politici democratici. La vicenda europea ha visto insomma un’inquietante sovrapposizione: sconfitta militare e democrazia hanno coinciso, l’una è stata causa dell’altra. Difficile credere che si sia trattato di una coincidenza. Il fatto è che in grandissima parte l’Europa – le cui classi dirigenti nell’estate del 1940 si erano tutte più o meno acconciate al dominio nazista – non è certo diventata democratica per sua scelta. Ma proprio perché figlia di una rovinosa sconfitta militare, la scelta dell’Europa per la democrazia, a differenza di quella americana, non sa né può sapere che cosa sia la potenza. Quasi per un oscuro senso di colpa legato al suo passato, nel quale la potenza ha finito per essere il più delle volte l’insegna dell’antidemocrazia, l’Europa si è indotta a considerare l’idea democratica incompatibile con la potenza. Rispetto a tale dimensione – così intrinseca a quella dell’impiego della forza, e dunque della guerra, e dunque, aggiungo, della politica estera – l’Europa dei parlamenti, dei giornali, della cultura, delle opinioni pubbliche, delle maggioranze, manifesta in ogni occasione una profonda estraneità, pronta a trasformarsi in ostilità. La democrazia si è identificata quindi in Europa con la situazione sociale definita dal declino apparentemente irreparabile della politica e della statualità, dal prevalere di una mentalità centrata in misura straripante sulla soggettività e sulle pulsioni che a essa provengono da un contesto poverissimo di valori «alti», permissivo, opulento, in grado di concepire…
Dèi, uomini e animali nell’antica Mesopotamia
Dèi, uomini e animali nell’antica Mesopotamia
Il testo letterario più famoso dell’antica Mesopotamia, l’Epopea di Gilgameš, è anche la più ampia riflessione sulla natura umana e sulla posizione dell’uomo nel cosmo, dove sembra occupare una posizione intermedia tra il mondo divino e il mondo naturale, o ferino. In quanto figlio di una dea e del re…
Il testo letterario più famoso dell’antica Mesopotamia, l’Epopea di Gilgameš, è anche la più ampia riflessione sulla natura umana e sulla posizione dell’uomo nel cosmo, dove sembra occupare una posizione intermedia tra il mondo divino e il mondo naturale, o ferino. In quanto figlio di una dea e del re di Uruk, Gilgameš rappresenta chiaramente il legame tra l’uomo e il mondo divino che, nell’ideologia dell’antica Mesopotamia, è il fondamento della regalità, un’istituzione che proviene direttamente dal cielo. Gilgameš è dunque il risultato di una miscela delicata, di un’alchimia in grado di unire dio e l’uomo. Inoltre, la regalità possiede una complessa, seppur variabile, relazione simbolica con il mondo animale, il quale dispensa esempi delle…
Il testo letterario più famoso dell’antica Mesopotamia, l’Epopea di Gilgameš, è anche la più ampia riflessione sulla natura umana e sulla posizione dell’uomo nel cosmo, dove sembra occupare una posizione intermedia tra il mondo divino e il mondo naturale, o ferino. In quanto figlio di una dea e del re di Uruk, Gilgameš rappresenta chiaramente il legame tra l’uomo e il mondo divino che, nell’ideologia dell’antica Mesopotamia, è il fondamento della regalità, un’istituzione che proviene direttamente dal cielo. Gilgameš è dunque il risultato di una miscela delicata, di un’alchimia in grado di unire dio e l’uomo. Inoltre, la regalità possiede una complessa, seppur variabile, relazione simbolica con il mondo animale, il quale dispensa esempi delle virtù essenziali al potere regale, in particolare la forza rappresentata dal leone e dal toro. Questi animali erano spesso menzionati nei testi e nei ritratti presenti negli artefatti che descrivono o rimandano al re e al suo potere. A loro volta, gli animali hanno una relazione speciale con gli dèi, ai quali appartengono e che accompagnano o simbolizzano, al punto che il confine tra dèi e animali è indistinto e diverse creature ibride popolavano l’immaginario mesopotamico.
Nell’Epopea di Gilgameš questi temi sono affrontati in relazione alla questione principale in gioco: il destino mortale dell’uomo. La mortalità distingue anche gli uomini più straordinari dagli dèi ed è una condizione condivisa con gli animali, sebbene con un grado diverso di consapevolezza dovuto alla coscienza individuale e al riconoscimento sociale di questo fatto fondamentale. La storia di Gilgameš – così come è conservata nella sua versione più tarda – è divisa in due parti: la prima narra dell’incontro di Gilgameš con Enkidu – l’uomo selvaggio che in origine viveva con gli animali della steppa – e delle loro successive avventure; la seconda, dopo la morte di Enkidu, racconta il viaggio solitario di Gilgameš per raggiungere Uta-napišti, l’unico uomo immortale, dal quale ottenere il segreto dell’immortalità.
Quando gli dèi decidono di creare Enkidu, desiderano controbilanciare il carattere eccessivamente esuberante di Gilgameš, dovuto alla sua nascita particolare e alla sua posizione sociale, con una creatura che assomma caratteristiche umane e…
Giacomo Molza
Alfonso Varano
Paolo Boschetti
Filippo Filonardi
Non il ventre è insaziabile, come dicono i più, ma la falsa opinione che a riempire il ventre non ci sia limite.
Achille Tacoli
Aula del Collegio
L’islam degli sciiti
Cappella dei convittori
Filosofia e teatro
La Repubblica da Platone, mise en espace, ERT − Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione San Carlo, 7– 9 febbraio…
Responsabilità per il futuro
Questa mattina, 14 classi dell’Istituto Levi di Vignola, del Liceo Wiligelmo di Modena, del Liceo Morandi di Finale Emilia e…
I polmoni, il sangue e l’impasto di farina
Dalla Redazione - E' giunta stamattina in Redazione una lettera aperta dell'illustre medico Bernardino Ramazzini, professore ordinario di Medicina presso…
Dalla Redazione - E' giunta stamattina in Redazione una lettera aperta dell'illustre medico Bernardino Ramazzini, professore ordinario di Medicina presso l'Università di Modena.
Il professore ci prega di pubblicare il suo testo perché l'aggiornamento dei suoi studi sia noto non solo negli ambienti accademici ma all'intera popolazione e noi, come servizio pubblico, riportiamo volentieri di seguito l'intero scritto:
Il lavoro per scoprire le cose della natura incontra tali oscurità e difficoltà, che i nostri sensi sembrano incapaci di determinare alcunché perfettamente. Per quanto, ostinandoci in un lavoro improbo, osserviamo la natura madre nei suoi prodotti, come in un libro scritto in forma enigmatica, e frugando tra i visceri degli animali, cerchiamo di scoprire quanto in essi si occulta; alla fine…
Dalla Redazione - E' giunta stamattina in Redazione una lettera aperta dell'illustre medico Bernardino Ramazzini, professore ordinario di Medicina presso l'Università di Modena.
Il professore ci prega di pubblicare il suo testo perché l'aggiornamento dei suoi studi sia noto non solo negli ambienti accademici ma all'intera popolazione e noi, come servizio pubblico, riportiamo volentieri di seguito l'intero scritto:
Il lavoro per scoprire le cose della natura incontra tali oscurità e difficoltà, che i nostri sensi sembrano incapaci di determinare alcunché perfettamente. Per quanto, ostinandoci in un lavoro improbo, osserviamo la natura madre nei suoi prodotti, come in un libro scritto in forma enigmatica, e frugando tra i visceri degli animali, cerchiamo di scoprire quanto in essi si occulta; alla fine riconosciamo che i nostri sforzi non riescono ad afferrare la verità se non attraverso immensi tedi di osservazioni, in cui cerchiamo di farci luce come per gradi, sezionando ora gli insetti ed ora gli animali perfetti. E’ infatti costume della natura intraprendere le sue grandi opere soltanto dopo una serie di tentativi a più bassi livelli, e abbozzare negli animali imperfetti il piano degli animali perfetti.
Per entrare in argomento riprendo due punti che avevo lasciato in sospeso nelle mie prime comunicazioni circa i polmoni, ripromettendomi di sottoporli a indagini più approfondite.
Sulla funzione dei polmoni so che molte teorie ci sono state lasciate dagli Antichi, ma moltissimo se…
Avvenimento al trono di Alessandro il Grande
A Filippo, Re di Macedonia, successe il figlio Alessandro che sarà poi chiamato il Grande per le vittorie che riportò.
Egli salì al trono quando Sirmio, Re dei Triballi o…

