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Se la democrazia degli antichi sia ancora utile per emendare quella dei moderni
Che la democrazia sia un’invenzione greca è opinione piuttosto radicata. Un effetto di tale nozione approssimativa si è visto quando è stata elaborata la bozza del preambolo della Costituzione europea (diffusa il 28 maggio 2003). Coloro che, dopo molte alchimie, hanno elaborato quel testo hanno pensato di imprimere il marchio…
Che la democrazia sia un’invenzione greca è opinione piuttosto radicata. Un effetto di tale nozione approssimativa si è visto quando è stata elaborata la bozza del preambolo della Costituzione europea (diffusa il 28 maggio 2003). Coloro che, dopo molte alchimie, hanno elaborato quel testo hanno pensato di imprimere il marchio greco-classico alla nascente Costituzione anteponendo al preambolo una citazione tratta dall’epitaffio che Tucidide attribuisce a Pericle. Nel preambolo della Costituzione europea le parole del Pericle tucidideo si presentano in questa forma: «La nostra Costituzione è chiamata democrazia perché il potere è nelle mani non di una minoranza ma del popolo intero». È una falsificazione di quello che Tucidide fa dire a Pericle . Dice Pericle,…
Che la democrazia sia un’invenzione greca è opinione piuttosto radicata. Un effetto di tale nozione approssimativa si è visto quando è stata elaborata la bozza del preambolo della Costituzione europea (diffusa il 28 maggio 2003). Coloro che, dopo molte alchimie, hanno elaborato quel testo hanno pensato di imprimere il marchio greco-classico alla nascente Costituzione anteponendo al preambolo una citazione tratta dall’epitaffio che Tucidide attribuisce a Pericle. Nel preambolo della Costituzione europea le parole del Pericle tucidideo si presentano in questa forma: «La nostra Costituzione è chiamata democrazia perché il potere è nelle mani non di una minoranza ma del popolo intero». È una falsificazione di quello che Tucidide fa dire a Pericle . Dice Pericle, nel discorso assai impegnativo che Tucidide gli attribuisce: «La parola che adoperiamo per definire il nostro sistema politico è democrazia per il fatto che, nell’amministrazione, esso si qualifica non rispetto ai pochi ma rispetto alla maggioranza». Pericle prosegue: «Però nelle controversie private attribuiamo a ciascuno ugual peso e comunque nella nostra vita pubblica vige la libertà». Si può sofisticare quanto si vuole, ma la sostanza è che Pericle pone in antitesi “democrazia” e “libertà” . Democrazia era il termine con cui gli avversari del governo “popolare” definivano tale governo, intendendo metterne in luce proprio il carattere violento (kràtos indica per l’appunto la forza nel suo violento esplicarsi). Per gli avversari del sistema politico ruotante intorno all’assemblea popolare, democrazia era dunque un sistema liberticida. Ecco perché Pericle, nel discorso ufficiale e solenne che Tucidide gli attribuisce, ridimensiona la portata del termine, ne prende le distanze e dice: si usa democrazia per definire il nostro sistema politico semplicemente perché siamo soliti far capo al criterio della “maggioranza”, nondimeno da noi c’è libertà.
(da L. Canfora, La democrazia. Storia di un’ideologia, Roma-Bari, Laterza, 2004, pp. 11-13)*
Educazione al linguaggio
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Presentare il divino sotto forma animale è un fenomeno diffuso, che oltrepassa i confini geografici e cronologici dell’Egitto; il ricorso a una simbologia animale, e al valore sacrale che solitamente l’accompagna, costituisce una strategia generale per conferire concreta leggibilità all’extra-umano e ai possibili rapporti che con quello si intendono costruire.…
Presentare il divino sotto forma animale è un fenomeno diffuso, che oltrepassa i confini geografici e cronologici dell’Egitto; il ricorso a una simbologia animale, e al valore sacrale che solitamente l’accompagna, costituisce una strategia generale per conferire concreta leggibilità all’extra-umano e ai possibili rapporti che con quello si intendono costruire. La peculiarità del caso egiziano risiede nel fatto che «l’animalità (…) forma una delle trame essenziali del politeismo» (Anna M.G. Capomacchia): essa informa in maniera pervasiva l’universo religioso e contribuisce in maniera decisiva alla costruzione di un pantheon articolato e complesso. Come giustamente sottolinea Erik Hornung, «la religione egiziana antica utilizza gli animali in quanto individui vivi, immagini e opere d’arte, per fornire informazioni sulla…
Presentare il divino sotto forma animale è un fenomeno diffuso, che oltrepassa i confini geografici e cronologici dell’Egitto; il ricorso a una simbologia animale, e al valore sacrale che solitamente l’accompagna, costituisce una strategia generale per conferire concreta leggibilità all’extra-umano e ai possibili rapporti che con quello si intendono costruire. La peculiarità del caso egiziano risiede nel fatto che «l’animalità (…) forma una delle trame essenziali del politeismo» (Anna M.G. Capomacchia): essa informa in maniera pervasiva l’universo religioso e contribuisce in maniera decisiva alla costruzione di un pantheon articolato e complesso. Come giustamente sottolinea Erik Hornung, «la religione egiziana antica utilizza gli animali in quanto individui vivi, immagini e opere d’arte, per fornire informazioni sulla natura degli dèi». Questo aspetto non ha mancato di suscitare l’attenzione e la reazione degli autori antichi: a partire da Erodoto, il teriomorfismo degli dèi e la venerazione di animali sacri sono stati un focus tematico importante nella rappresentazione della cultura faraonica come «altro», oggetto di esotica curiosità, imbarazzante incertezza o ironica condanna.
In Egitto il fenomeno del culto degli animali costituisce dunque un aspetto della pratica religiosa in cui il coinvolgimento e l’integrazione di animali viventi in contesti rituali giocano un ruolo essenziale e rappresentano un tema importante della elaborazione monumentale.
Il riferimento alla dimensione pratica e alla costruzione rituale dell’azione religiosa mette bene in luce la varietà dei modi, delle forme e dei contesti in cui la presenza animale viene articolata come fulcro dell’esperienza religiosa e, conseguentemente, il suo significato viene elaborato concettualmente.
In questa prospettiva, appare evidente come tale presenza animale non sia riducibile a un unico contenuto definito (mummificazione e sepoltura nella percezione comune) ma comprenda invece un ampio spettro di manifestazioni e attività rituali incentrate su specifici individui o gruppi: mantenimento di esemplari scelti all’interno dell’area templare; trattamento/annientamento rituale di forze caotiche in forma animale; utilizzo di animali o parti animali con finalità magiche o oracolari. Di fronte a un repertorio così diversificato, il fenomeno delle necropoli animali rappresenta, dunque, una soluzione particolarmente vistosa, che non esaurisce però il ventaglio delle possibilità. Si tratta piuttosto, in questo come negli altri…
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Scegli una perdita, piuttosto che un guadagno turpe: la prima, infatti, addolorerà una sola volta; l’altro, invece, sempre.
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Si è prolungato a lungo per rispondere alle curiosità degli studenti l’incontro con Alberto Gatto, ricercatore al Politecnico di Milano…
Si è prolungato a lungo per rispondere alle curiosità degli studenti l’incontro con Alberto Gatto, ricercatore al Politecnico di Milano presso il dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria, membro del gruppo di lavoro che ha dimostrato l’esistenza delle onde gravitazionali, ottenendo il Nobel 2017 per la fisica.
In una lezione chiara e appassionata, Alberto Gatto ha raccontato ai collegiali della Fondazione San Carlo “Perché Einstein aveva ragione (ma dimostrarlo è stato difficile)”. La sua testimonianza sulla scoperta delle onde gravitazionali, sulla bellezza della ricerca scientifica e sull’importanza di sbagliare è stata di stimolo e di ispirazione per gli studenti.
Nel racconto di Gatto, “il 14 settembre 2015 alle ore 11.51, per la prima volta nella storia, un team di ricerca…
Si è prolungato a lungo per rispondere alle curiosità degli studenti l’incontro con Alberto Gatto, ricercatore al Politecnico di Milano presso il dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria, membro del gruppo di lavoro che ha dimostrato l’esistenza delle onde gravitazionali, ottenendo il Nobel 2017 per la fisica.
In una lezione chiara e appassionata, Alberto Gatto ha raccontato ai collegiali della Fondazione San Carlo “Perché Einstein aveva ragione (ma dimostrarlo è stato difficile)”. La sua testimonianza sulla scoperta delle onde gravitazionali, sulla bellezza della ricerca scientifica e sull’importanza di sbagliare è stata di stimolo e di ispirazione per gli studenti.
Nel racconto di Gatto, “il 14 settembre 2015 alle ore 11.51, per la prima volta nella storia, un team di ricerca è riuscito a captare un’onda gravitazionale, dopo almeno cent’anni di ricerche. È come se, quel giorno, avessimo iniziato a sentire: fino a lì avevamo condotto le nostre ricerche come se avessimo avuto un solo senso, quello della vista. In quel momento era come se, per la prima volta, nella ricerca delle origini dell’Universo avessimo acquisito l’udito”.
L’incontro è stato condotto dal professor Alberto Quartarone, docente all’Università Luigi Bocconi di Milano e autore televisivo, titolare di un corso di comunicazione e personal branding nell’ambito del progetto formativo del Collegio.
Con la coda dell’occhio

