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Da due secoli la nazione costituisce un punto di riferimento nei meccanismi di formazione delle identità collettive, suscitando laceranti discussioni.

Laboratorio duemilaventisei

Disegni da passato, presente e futuro

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Argomenti / Centro culturale

Politica, potere, potenza

Il destino della democrazia nell'età globale

È necessario sottrarsi all’alternativa paradigmatica per cui la globalizzazione o è omologazione totale o diventa scontro di civiltà. Sono convinto invece che uniformità e differenziazione siano due lati di uno stesso processo: due linee di tendenza che si integrano e contrastano allo stesso tempo. Osservando le cose da questo angolo…

È necessario sottrarsi all’alternativa paradigmatica per cui la globalizzazione o è omologazione totale o diventa scontro di civiltà. Sono convinto invece che uniformità e differenziazione siano due lati di uno stesso processo: due linee di tendenza che si integrano e contrastano allo stesso tempo. Osservando le cose da questo angolo visuale, le opposte tesi di Francis Fukuyama (omologazione universale sotto la cifra dell’individualismo competitivo) o, con un segno valutativo diametralmente rovesciato, di Serge Latouche (che riprende la diagnosi-prognosi di Jacques Ellul circa l’inarrestabile espansione planetaria del dominio della tecnica) e di Samuel Huntington (il mondo post-guerra fredda come teatro di un conflitto interculturale planetario) non si presentano tanto come una drastica alternativa, quanto piuttosto come…

È necessario sottrarsi all’alternativa paradigmatica per cui la globalizzazione o è omologazione totale o diventa scontro di civiltà. Sono convinto invece che uniformità e differenziazione siano due lati di uno stesso processo: due linee di tendenza che si integrano e contrastano allo stesso tempo. Osservando le cose da questo angolo visuale, le opposte tesi di Francis Fukuyama (omologazione universale sotto la cifra dell’individualismo competitivo) o, con un segno valutativo diametralmente rovesciato, di Serge Latouche (che riprende la diagnosi-prognosi di Jacques Ellul circa l’inarrestabile espansione planetaria del dominio della tecnica) e di Samuel Huntington (il mondo post-guerra fredda come teatro di un conflitto interculturale planetario) non si presentano tanto come una drastica alternativa, quanto piuttosto come due mezze verità. La globalizzazione è per un verso uniformazione tecno-economica e finanziario-mercantile, con i conseguenti fenomeni di deterritorializzazione e interdipendenza crescente tra le diverse aree del pianeta, per l’altro un trend accelerato di differenziazione e riterritorializzazione delle identità: di rilocalizzazione dei processi di identificazione simbolica. Tra i due aspetti, che il lessico sociologico tende a compendiare nell’ossimoro del glocal, intercorre a mio avviso una relazione interfacciale. Ma allo stesso tempo si può creare un cortocircuito pericoloso e dagli effetti paralizzanti. In che cosa consiste, specificamente, il fenomeno del cortocircuito? Il cortocircuito si produce quando salta l’anello intermedio dell’ordine internazionale moderno sorto dalla secolare carneficina delle guerre civili di religione tra cattolici e protestanti e sancito a metà del XVII secolo con la pace di Westfalia, l’anello rappresentato dallo Stato-nazione e dalla struttura che finora lo sorreggeva: l’isomorfismo tra popolo, territorio e sovranità. E qui occorre chiarire una volta per tutte la questione relativa al long-seller sulla «crisi dello Stato» che attraversa da cima a fondo tutte le grandi dispute filosofiche e giuridico-politiche del Novecento. Il nodo della controversia intorno a temi quali l’obsolescenza dello Stato-nazione, l’erosione della sovranità e via dicendo, non può essere sciolto in sede puramente sociologica. Per il semplice motivo che…

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Arte e tecnica nel Novecento

Dal figurativo all’astratto
Argomenti / Centro studi religiosi

Oltre la razionalità economica

Bene comune e felicità

L’economia ha molto da imparare dalle altre discipline sociali e dai loro progressi. Nata sulla base del paradigma del self interest, ha costruito un homo oeconomicus che agisce isolatamente, massimizzando spesso solo il volume dei beni e servizi consumati e che, seguendo un principio di autointeresse individuale che non tiene…

L’economia ha molto da imparare dalle altre discipline sociali e dai loro progressi. Nata sulla base del paradigma del self interest, ha costruito un homo oeconomicus che agisce isolatamente, massimizzando spesso solo il volume dei beni e servizi consumati e che, seguendo un principio di autointeresse individuale che non tiene conto delle interdipendenze sociali e psicologiche, finisce per essere miope e non lungimirante. Il difetto più grave dell’homo oeconomicus è quello di avere una funzione di utilità o felicità che non dipende in alcun modo dal patrimonio o dalla qualità delle relazioni che egli intesse con i propri simili, dunque una funzione di utilità che dipende direttamente dal volume e dalla qualità di beni e…

L’economia ha molto da imparare dalle altre discipline sociali e dai loro progressi. Nata sulla base del paradigma del self interest, ha costruito un homo oeconomicus che agisce isolatamente, massimizzando spesso solo il volume dei beni e servizi consumati e che, seguendo un principio di autointeresse individuale che non tiene conto delle interdipendenze sociali e psicologiche, finisce per essere miope e non lungimirante. Il difetto più grave dell’homo oeconomicus è quello di avere una funzione di utilità o felicità che non dipende in alcun modo dal patrimonio o dalla qualità delle relazioni che egli intesse con i propri simili, dunque una funzione di utilità che dipende direttamente dal volume e dalla qualità di beni e servizi consumati, ma non dal contesto sociale nel quale l’azione di consumo si sviluppa. Una disciplina che sviluppa il concetto di persona lungo questa unica dimensione genera caricature di persona simili a quelle che Sen chiama i “folli razionali”. Essa ignora infatti che, oltre all’autointeresse (miope) esistono altre due molle fondamentali dell’agire umano che Sen chiama sympathy e commitment, ovvero la “(com)passione per l’altro” e l’impegno interiore a seguire certi comportamenti, perché coerenti con il proprio sistema di valori, anche se talvolta in contrasto con l’autointeresse “miope”. (…)

Approfondendo questa prospettiva della dimensione relazionale, le scienze sociali hanno parallelamente scoperto che, accanto allo scambio di equivalenti nel quale beni e servizi vengono corrisposti a fronte di una prestazione di valore corrispondente, un sentiero fondamentale delle relazioni umane, parallelo a quello dello scambio di equivalenti, è quello della gratuità, dello scambio di doni, della reciprocità nel quale gli individui offrono qualcosa senza contare in anticipo sulla sicurezza di un controvalore dimostrando in questa maniera la loro fiducia verso l’altro. Lo scambio di doni, con il suo approccio asimmetrico che rivoluziona il principio del do ut des, ha il pregio di “creare fiducia” e beni relazionali, contribuendo alla costruzione di relazioni più ricche sulle quali è possibile intessere anche rapporti economici più fruttuosi. Il rapporto asimmetrico infatti, e l’apertura di credito che da esso scaturisce, ha il vantaggio di riconoscere subito l’interlocutore come persona e non come…

Luigi Manzini

Maestro di disegno
1805-1866

Giovan Battista Ayroli

Convittore
1731-1808

Giuseppe Boccolari

Rettore
1727-1786

Paolo Emilio Campi

Accademico dissonante
1729-1796
Citazione del giorno

Conoscere sarà dunque interpretare: procedere dal segno visibile a ciò che attraverso esso viene detto, e che resterebbe, senza di esso, parola muta, assopita nelle cose.

Ritratto del giorno

Carlo Piancastelli

Convittore
1867-1938
Dal passato

La sede estiva del Collegio a Braida (Sassuolo)

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Le Pubblicazioni

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Texts, Images, Rites
Franz Steiner Verlag - Stuttgart, 2018
Il Patrimonio

Sacra Famiglia con una Santa

Fondazione Collegio San Carlo
1510-1530

Filosofia e teatro

Le Operette morali da Giacomo Leopardi, mise en espace, ERT − Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione San Carlo, 7-9…

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Cominciano domani le sessioni di presentazione e di discussione dei lavori condotti durante l’anno scolastico dagli studenti di 20 classi…

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Vita di collegio
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L’incontro con Mauro Forghieri

Un autentico viaggio nel tempo, in un’epoca di grandi passioni sportive e successi indimenticabili: questo è stato il filo conduttore…

Un autentico viaggio nel tempo, in un’epoca di grandi passioni sportive e successi indimenticabili: questo è stato il filo conduttore dell’incontro di oggi con Mauro Forghieri, direttore tecnico della Scuderia Ferrari negli “Anni d’Oro”. Sotto la sua guida, le monoposto del Cavallino Rampante hanno conquistato ben 54 Gran Premi, 4 titoli piloti e 7 titoli costruttori.

L’uomo che ha scritto la storia dei trionfi Ferrari ha ripercorso con gli studenti del Collegio della Fondazione San Carlo oltre quarant’anni di un’avventura professionale e personale ineguagliabile ai vertici dell’automobilismo sportivo. L’incontro è stato condotto da Roberta Giani, direttrice della Gazzetta di Modena.

L’ingegnere ha esortato gli studenti ad acquisire una solida preparazione nei loro percorsi di studi e a circondarsi di persone capaci: “Se dovessi…

Un autentico viaggio nel tempo, in un’epoca di grandi passioni sportive e successi indimenticabili: questo è stato il filo conduttore dell’incontro di oggi con Mauro Forghieri, direttore tecnico della Scuderia Ferrari negli “Anni d’Oro”. Sotto la sua guida, le monoposto del Cavallino Rampante hanno conquistato ben 54 Gran Premi, 4 titoli piloti e 7 titoli costruttori.

L’uomo che ha scritto la storia dei trionfi Ferrari ha ripercorso con gli studenti del Collegio della Fondazione San Carlo oltre quarant’anni di un’avventura professionale e personale ineguagliabile ai vertici dell’automobilismo sportivo. L’incontro è stato condotto da Roberta Giani, direttrice della Gazzetta di Modena.

L’ingegnere ha esortato gli studenti ad acquisire una solida preparazione nei loro percorsi di studi e a circondarsi di persone capaci: “Se dovessi dare un consiglio a un ingegnere, è quello di cercare compagni molto preparati, che siano tanti e siano bravi, perché le intuizioni non vengono mai da un solo individuo ma dagli scontri di idee in un gruppo. È da lì che nascono le idee all’avanguardia: solo dal confronto con gli altri nascono le migliori intuizioni”. Forghieri si è dilungato in particolare sull’importanza del lavoro di squadra: “l’incontro tra le culture, tra origini e sensibilità diverse, può far nascere la creatività necessaria per sviluppare le tecnologie del futuro”.

La serata era parte del ciclo “Incontri del Collegio”, nell’ambito del quale affermati professionisti e personalità di rilievo condividono con gli studenti le loro…

Piccoli filosofi al lavoro!

Una giornata di laboratori di filosofia con i bambini per scoprire il bello di pensare insieme con il gioco, il disegno, il racconto: si è svolta ieri la nuova edizione…