La modernità nasce all’insegna della fiducia nel progresso e di un’apertura nei confronti del futuro, almeno fino alla metà dell’Ottocento, quando queste idee entrano in crisi.

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Evoluzione, non progresso

Il caso della storia naturale dell'uomo

In principio era la scimmia. Anzi, una miriade di scimmie. Poi, intorno a 4 milioni di anni fa, abbiamo la comparsa dei primi Australopithecus. Ci sono peraltro resti fossili antichi quasi il doppio, che potrebbero indicare l’esistenza di ominidi bipedi, forse nostri antenati, che arrivano fino a 7 milioni di…

In principio era la scimmia. Anzi, una miriade di scimmie. Poi, intorno a 4 milioni di anni fa, abbiamo la comparsa dei primi Australopithecus. Ci sono peraltro resti fossili antichi quasi il doppio, che potrebbero indicare l’esistenza di ominidi bipedi, forse nostri antenati, che arrivano fino a 7 milioni di anni fa. In ogni caso, ci troviamo in un’epoca non distante da quella in cui vengono collocate le radici della nostra linea evolutiva in base ai calcoli del cosiddetto «orologio molecolare», attraverso i quali possiamo stimare fra 5 e 6 milioni di anni fa l’epoca della separazione dall’antenato che abbiamo avuto in comune con le scimmie antropomorfe africane. Nei milioni di anni successivi, specie del…

In principio era la scimmia. Anzi, una miriade di scimmie. Poi, intorno a 4 milioni di anni fa, abbiamo la comparsa dei primi Australopithecus. Ci sono peraltro resti fossili antichi quasi il doppio, che potrebbero indicare l’esistenza di ominidi bipedi, forse nostri antenati, che arrivano fino a 7 milioni di anni fa. In ogni caso, ci troviamo in un’epoca non distante da quella in cui vengono collocate le radici della nostra linea evolutiva in base ai calcoli del cosiddetto «orologio molecolare», attraverso i quali possiamo stimare fra 5 e 6 milioni di anni fa l’epoca della separazione dall’antenato che abbiamo avuto in comune con le scimmie antropomorfe africane. Nei milioni di anni successivi, specie del genere Australopithecus e di altre forme affini si adattarono e diversificarono ai limiti delle foreste e nelle savane dell’America orientale e meridionale. Erano simili a degli scimpanzé, ma avevano insolite caratteristiche dentarie (come la riduzione dei denti canini) e, soprattutto, erano bipedi: fra i vari adattamenti, questo di certo è stato determinante per i successivi sviluppi dell’evoluzione umana. Solo in seguito inizierà quel progressivo sviluppo della scatola cranica e del cervello che si è accompagnato ai progressi tecnologici degli uomini del Paleolitico e allo sviluppo delle proprietà intellettive, comportamentali e culturali che sono proprie degli esseri umani. Con la comparsa di creature che possiamo definire umane – Homo quindi, anche se non ancora Homo sapiens – abbiamo i protagonisti della prima grande diffusione geografica dell’evoluzione umana. Intorno a 1 milione e mezzo di anni fa, incontriamo anche fuori dall’originaria culla africana uomini dal cervello relativamente piccolo ma dalle gambe buone, con in mano manufatti ancora primordiali. Li incontriamo quando si sono ormai già disseminati in gran parte dell’Africa, nel Vicino e nel Medio Oriente, fino a raggiungere i lembi più orientali del continente asiatico e poi a disperdersi verso le latitudini più settentrionali di buona parte dell’Europa. A seguito di una diffusione geografica tanto vasta…

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L’emancipazione alla prova della questione ebraica

Un dilemma contemporaneo
Argomenti / Centro studi religiosi

Accogliere la diversità

Il dialogo interreligioso nel mondo contemporaneo

A livello sociale e politico il dialogo interreligioso come “fattore” di coesione sociale sembra rappresentare oggi la via maestra, la soluzione e il mezzo indispensabile per raggiungere un nuovo equilibrio. Lo stesso Consiglio dell’Unione Europea ha approvato nel 2003 un’importante Dichiarazione sul dialogo interreligioso e sulla coesione sociale che incoraggia…

A livello sociale e politico il dialogo interreligioso come “fattore” di coesione sociale sembra rappresentare oggi la via maestra, la soluzione e il mezzo indispensabile per raggiungere un nuovo equilibrio. Lo stesso Consiglio dell’Unione Europea ha approvato nel 2003 un’importante Dichiarazione sul dialogo interreligioso e sulla coesione sociale che incoraggia a costruire un dialogo «aperto e trasparente con le diverse comunità religiose e filosofiche», con la profonda convinzione che esso «può oggi dare un contributo significativo allo sviluppo di una società libera, pacifica, ordinata e coesa», che esso «aiuta a superare l’estremismo filosofico e religioso, gli stereotipi e i pregiudizi, l’ignoranza e l’indifferenza, l’intolleranza e l’ostilità, che anche nel passato recente sono stati causa di…

A livello sociale e politico il dialogo interreligioso come “fattore” di coesione sociale sembra rappresentare oggi la via maestra, la soluzione e il mezzo indispensabile per raggiungere un nuovo equilibrio. Lo stesso Consiglio dell’Unione Europea ha approvato nel 2003 un’importante Dichiarazione sul dialogo interreligioso e sulla coesione sociale che incoraggia a costruire un dialogo «aperto e trasparente con le diverse comunità religiose e filosofiche», con la profonda convinzione che esso «può oggi dare un contributo significativo allo sviluppo di una società libera, pacifica, ordinata e coesa», che esso «aiuta a superare l’estremismo filosofico e religioso, gli stereotipi e i pregiudizi, l’ignoranza e l’indifferenza, l’intolleranza e l’ostilità, che anche nel passato recente sono stati causa di tragici conflitti e di spargimento di sangue in Europa» e che «può aiutare le nuove generazioni di europei a evitare gli errori del passato». A mio parere il dialogo interreligioso e interculturale può essere visto come un mezzo per vivere in un modo proattivo nel contesto di pluralismo religioso e culturale, ma bisogna anche pensarlo come metavalore. Infatti lo spirito e la spiritualità del dialogo, che devono essere alimentati, richiedono una profonda “conversione” all’altro e un superamento di pregiudizi e di stereotipi. L’incontro con culture diverse però non avviene senza tensioni e conflitti. Adolfo Russo infatti sostiene che «lo “straniero” può incuriosirci o intenerirci, quando rimane nel suo mondo e quando noi ci sentiamo liberi di lasciarci coinvolgere. Al contrario, incute paura se entra nella dimensione ordinaria della nostra vita e se avvertiamo che non possiamo sottrarci alla sua presenza» e che in qualche modo possa rappresentare una minaccia alla nostra stessa identità. È attuale un risveglio d’identità religiose forti che, se assolutizzate, possono diventare pretesto di conflitti e di discriminazione. In particolar modo, la forte domanda d’identità che attraversa l’Europa nasce dal timore di uno “scontro di civiltà” con l’islam e dall’incapacità di gestire i cambiamenti sociali e culturali che gli stati laici devono affrontare. Qui la comunità cristiana assume un ruolo importante nel contrastare la deriva di un’idea di scontro di civiltà, in quanto dovrebbe aver acquisito la consapevolezza che l’“altro” nella sua…

Filippo Filonardi

Principe di Belle Lettere
1753-1834

Giovanni Pindemonte

Principe di Belle Lettere
1751-1812

Giovan Battista Ayroli

Convittore
1731-1808

Giacomo Molza

Convittore
1715-1792
Citazione del giorno

Un uomo è una sostanza unitaria, ma se lo si seziona, non sarà la testa, il cuore, le vene, ogni vena, ogni tratto di vena, il sangue, ogni umore del sangue?

Ritratto del giorno

Paolo Boschetti

Fondatore del Collegio dei Nobili
1578-1627
Dal passato

Il teatro del Collegio

1911-1914
Le Pubblicazioni

Il crocevia del mito

Religione e narrazione nel mondo antico
Edizioni Dehoniane - Bologna, 2014
Il Patrimonio

Madonna col bambino e i santi Antonio da Padova, Francesco di Sales e Vincenzo martire

Chiesa di San Carlo
1680 (ante)

Filosofia e teatro

Le Operette morali da Giacomo Leopardi, mise en espace, ERT − Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione San Carlo, 7…

Utopie di ieri, utopie di oggi

Un originale cantiere di idee e di riflessioni. Appare questa la formula più indicata per definire il workshop con le…

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Formiggini e la filosofia del ridere

Ieri sera nella Sala Grande del Collegio San Carlo si è tenuta l’undicesima lezione dell’Università Popolare con un ospite d’eccezione,…

Ieri sera nella Sala Grande del Collegio San Carlo si è tenuta l’undicesima lezione dell’Università Popolare con un ospite d’eccezione, il Prof. Angiolino Fortunato Formiggini da Modena. Il celebre scrittore ed editore è stato il protagonista di una lezione sulla “Filosofia del riso” e nell’intera serata ha tenuto avvinto il pubblico con un argomento che interessa ciascuno da vicino: non ha infatti trattato del riso nella letteratura e nelle arti, ma della sua importanza nella vita.

Dopo aver sorvolato rapidamente la questione se il ridere sia esclusiva caratteristica dell’uomo, e dopo avere accennato ad argomenti speciali come al ridere in altri popoli e in altre culture, al ridere nei bambini, alla geografia del ridere, al ridere rispetto al carattere…

Ieri sera nella Sala Grande del Collegio San Carlo si è tenuta l’undicesima lezione dell’Università Popolare con un ospite d’eccezione, il Prof. Angiolino Fortunato Formiggini da Modena. Il celebre scrittore ed editore è stato il protagonista di una lezione sulla “Filosofia del riso” e nell’intera serata ha tenuto avvinto il pubblico con un argomento che interessa ciascuno da vicino: non ha infatti trattato del riso nella letteratura e nelle arti, ma della sua importanza nella vita.

Dopo aver sorvolato rapidamente la questione se il ridere sia esclusiva caratteristica dell’uomo, e dopo avere accennato ad argomenti speciali come al ridere in altri popoli e in altre culture, al ridere nei bambini, alla geografia del ridere, al ridere rispetto al carattere ed al grande tema dell’umorismo, ha posto la domanda essenziale: “che cosa è il riso?”

E non tanto dal punto di vista fisiologico, quanto da quello psicologico. Formiggini ha analizzato il motivo psicologico che ci fa ridere nelle più diverse occasioni, come davanti all’obbiettivo di un cinematografo o di una macchina fotografica, dicendo che una teoria unitaria del ridere oggi non è possibile, come non è possibile una valutazione sintetica del fenomeno. Affermò che si deve essere amici sinceri delle forme più intellettuali e disinteressate del ridere, perché se Mazzini disse che la vita non è felicità, ma dovere, è altresì vero che nessun dovere può precedere quello di amare…

Antioco

Seleuco Callinico Re d'Asia ebbe due figli: un altro Seleuco, poi detto Cerauno, e Antioco, che si conquistò il nome di Grande.

Cerauno era il primogenito. Succeduto al padre, il…